Giorgio Diritti’s film “L’uomo che verrà” tells the violence of war that befell Monte Sole’s peasant community. It was a Nazi massacre and, like all massacres, it was a chronicle of tragedy and death, claiming nearly 800 victims guilty merely of having fought desperately against the War’s violence. Men, women, children and the partisan community are the leading players in the film, which gives voice to humble people from the Gramscian perspective “from below”. Poor country people and partisans withstand the tragedy of war, defending home, land and family. Not heroes, they are, first and foremost, common people. E.J. Hobsbawm takes the same perspective, starting with his Primitive Rebels (1959) where he devoted major studies to rebel peasants, brigands and rabble rousers. Like brigands, partisans are often poor country people: the myth of the “patriot-partisan” arose in the Second postwar period.

Il film di Giorgio Diritti “L’uomo che verrà” racconta la violenza della guerra che si abbatte, fra il settembre e l’ottobre del ’44, sulla comunità contadina di Monte Sole. Il massacro nazifascista causò circa 800 vittime fra la popolazione civile. E si trattò, come nel caso degli altri massacri nazifascisti, di donne, uomini, bambini innocenti. Il film dà voce alla povera gente che, assieme alla banda partigiana locale, cerca di difendere la propria casa e la propria famiglia dalla violenza cieca della guerra. Il racconto del massacro assume la prospettiva gramsciana “dal basso”, la stessa assunta da E.J. Hobsbawm nel suo Primitive Rebels (1959), dedicato ai ribelli contadini, ai briganti, ai trascinatori di folle della storia. Come i briganti, i partigiani sono gente del popolo: il mito del “patriota partigiano” si imporrà nel dopoguerra repubblicano.

Narrare una storia universale. “L’uomo che verrà” e la storiografia gramsciana “dal basso” / Lussana, Fiamma. - In: STUDI STORICI. - ISSN 0039-3037. - 51:2/2010(2010), pp. 391-402.

Narrare una storia universale. “L’uomo che verrà” e la storiografia gramsciana “dal basso”

LUSSANA, Fiamma
2010

Abstract

Il film di Giorgio Diritti “L’uomo che verrà” racconta la violenza della guerra che si abbatte, fra il settembre e l’ottobre del ’44, sulla comunità contadina di Monte Sole. Il massacro nazifascista causò circa 800 vittime fra la popolazione civile. E si trattò, come nel caso degli altri massacri nazifascisti, di donne, uomini, bambini innocenti. Il film dà voce alla povera gente che, assieme alla banda partigiana locale, cerca di difendere la propria casa e la propria famiglia dalla violenza cieca della guerra. Il racconto del massacro assume la prospettiva gramsciana “dal basso”, la stessa assunta da E.J. Hobsbawm nel suo Primitive Rebels (1959), dedicato ai ribelli contadini, ai briganti, ai trascinatori di folle della storia. Come i briganti, i partigiani sono gente del popolo: il mito del “patriota partigiano” si imporrà nel dopoguerra repubblicano.
Giorgio Diritti’s film “L’uomo che verrà” tells the violence of war that befell Monte Sole’s peasant community. It was a Nazi massacre and, like all massacres, it was a chronicle of tragedy and death, claiming nearly 800 victims guilty merely of having fought desperately against the War’s violence. Men, women, children and the partisan community are the leading players in the film, which gives voice to humble people from the Gramscian perspective “from below”. Poor country people and partisans withstand the tragedy of war, defending home, land and family. Not heroes, they are, first and foremost, common people. E.J. Hobsbawm takes the same perspective, starting with his Primitive Rebels (1959) where he devoted major studies to rebel peasants, brigands and rabble rousers. Like brigands, partisans are often poor country people: the myth of the “patriot-partisan” arose in the Second postwar period.
Narrare una storia universale. “L’uomo che verrà” e la storiografia gramsciana “dal basso” / Lussana, Fiamma. - In: STUDI STORICI. - ISSN 0039-3037. - 51:2/2010(2010), pp. 391-402.
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