La ricerca indaga l’Exhibit Design come pratica di organizzazione e comunicazione della conoscenza, interrogandosi sulla possibilità di estenderne metodi, strategie e linguaggi oltre il contesto museale. In particolare, lo studio esplora il ruolo dell’allestimento nello svelare l’invisibile, inteso nelle sue forme materiali e immateriali, e analizza come narrazione, tecnologia, pratiche figurative e organizzazione dello spazio possano contribuire alla lettura e interpretazione della realtà. Un’attenzione specifica è dedicata alle tecnologie per valutarne il potenziale nell’ampliare le capacità comunicative ed esplorative dell’esposizione. La ricerca si articola in tre parti. La prima definisce il concetto di invisibile e individua gli strumenti conoscitivi utilizzati per renderlo accessibile, ricostruendo inoltre l’evoluzione storica di musei ed esposizioni e il loro rapporto con la conoscenza. La seconda analizza una selezione di casi studio contemporanei attraverso cinque categorie: narrazione, ordine, punto di vista, figure retoriche e traduzione, con l’obiettivo di individuare e confrontare i principi concettuali e strumentali alla base della progettazione espositiva. La terza assume un approccio sperimentale e applica tali principi alla progettazione di una mostra fisica e di una proposta virtuale. L’esperienza progettuale, sviluppata durante il periodo di ricerca presso la Liverpool John Moores University, ha portato alla realizzazione della mostra A Legacy in Motion: Women’s Physical Education 1900–2025. Il confronto tra analisi teorica e pratica progettuale evidenzia come l’Exhibit Design possa configurarsi come un dispositivo complesso e pluristratificato, capace di offrire modalità alternative di indagine e conoscenza attraverso la combinazione di narrazione, immagine, tecnologia e spazio.
Mostrare l’invisibile. L’Exhibit design come strumento di conoscenza / Dore, P.. - (2026 Sep 14).
Mostrare l’invisibile. L’Exhibit design come strumento di conoscenza.
DORE, PAOLA
2026-09-14
Abstract
La ricerca indaga l’Exhibit Design come pratica di organizzazione e comunicazione della conoscenza, interrogandosi sulla possibilità di estenderne metodi, strategie e linguaggi oltre il contesto museale. In particolare, lo studio esplora il ruolo dell’allestimento nello svelare l’invisibile, inteso nelle sue forme materiali e immateriali, e analizza come narrazione, tecnologia, pratiche figurative e organizzazione dello spazio possano contribuire alla lettura e interpretazione della realtà. Un’attenzione specifica è dedicata alle tecnologie per valutarne il potenziale nell’ampliare le capacità comunicative ed esplorative dell’esposizione. La ricerca si articola in tre parti. La prima definisce il concetto di invisibile e individua gli strumenti conoscitivi utilizzati per renderlo accessibile, ricostruendo inoltre l’evoluzione storica di musei ed esposizioni e il loro rapporto con la conoscenza. La seconda analizza una selezione di casi studio contemporanei attraverso cinque categorie: narrazione, ordine, punto di vista, figure retoriche e traduzione, con l’obiettivo di individuare e confrontare i principi concettuali e strumentali alla base della progettazione espositiva. La terza assume un approccio sperimentale e applica tali principi alla progettazione di una mostra fisica e di una proposta virtuale. L’esperienza progettuale, sviluppata durante il periodo di ricerca presso la Liverpool John Moores University, ha portato alla realizzazione della mostra A Legacy in Motion: Women’s Physical Education 1900–2025. Il confronto tra analisi teorica e pratica progettuale evidenzia come l’Exhibit Design possa configurarsi come un dispositivo complesso e pluristratificato, capace di offrire modalità alternative di indagine e conoscenza attraverso la combinazione di narrazione, immagine, tecnologia e spazio.| File | Dimensione | Formato | |
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Descrizione: Mostrare l’invisibile. L’Exhibit design come strumento di conoscenza
Tipologia:
Tesi di dottorato
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