A partire dagli anni ’90 del Novecento si rafforzava nelle università italiane l’azione di riconoscimento dei beni culturali a carattere storico-scientifico, in accordo con un diffuso orientamento concretizzato nelle norme sulla diffusione della cultura scientifica. La CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) varava il Progetto musei, con la finalità di sistematizzare le conoscenze sul patrimonio degli atenei aderenti e coordinare le attività di acquisizione e divulgazione dei dati. L’obiettivo finale del Progetto Musei era sandro Maida nominò nel 1998 una Commissione per la costituzione del Museo della scienza e della tecnica dell’Università «considerato l’ingente patrimonio di beni culturali a carattere storico-scientifico presenti nell’Ateneo – si legge nel provvedimento –, testimonianza concreta della storia e del progresso scientifico dell’istituzione a partire dalla sua fondazione fino ai nostri giorni». La Commissione doveva curare l’indagine conoscitiva sul patrimonio in vista di una successiva raccolta e istituzione di un museo: l’idea era quella di ricostruire una parte della storia dell’Università di Sassari e del suo progresso scientifico e tecnologico percepibile attraverso gli oggetti conservati nelle varie strutture (laboratori, istituti, dipartimenti). Lo screening dei beni culturali dell’univer la costituzione di una rete nazionale di sistemi museali universitari. Lo sviluppo e il controllo degli standard catalografici vennero affidati all’ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione). A Sassari il rettore Alessandro Maida nominò nel 1998 una Commissione per la costituzione del Museo della scienza e della tecnica dell’Università «considerato l’ingente patrimonio di beni culturali a carattere storico-scientifico presenti nell’Ateneo – si legge nel provvedimento –, testimonianza concreta della storia e del progresso scientifico dell’istituzione a partire dalla sua fondazione fino ai nostri giorni». La Commissione doveva curare l’indagine conoscitiva sul patrimonio in vista di una successiva raccolta e istituzione di un museo: l’idea era quella di ricostruire una parte della storia dell’Università di Sassari e del suo progresso scientifico e tecnologico percepibile attraverso gli oggetti conservati nelle varie strutture (laboratori, istituti, dipartimenti). Lo screening dei beni culturali dell’univerL’anniversario dei 450 anni ha prodotto altri contributi sull’origine dello Studio, sulle relazioni dei rettori alle inaugurazioni degli anni accademici (1882-2015) e sulle Collezioni di Fisica e di Zoologia6. Il Museo scientifico dell’Università di Sassari viene istituito nel 2010 e allestito e inaugurato nel 2016 – durante il rettorato di Massimo Carpinelli – presso il Polo naturalistico dell’ateneo. In quell’occasione viene pubblicato un catalogo che illustra il patrimonio scientifico e il contenuto delle varie collezioni7. Si annoverano tra i beni dell’ateneo le Collezioni di Agronomia, Anatomia, Botanica, Botanica Farmaceutica, Chimica e Farmacia, Entomologia, Fisica, Zoologia, Mineralogia e Veterinaria. Le raccolte si sono formate – a partire dai primi decenni dell’Ottocento – perstratificazione di acquisizioni successive e per accantonamento di strumentazioni non più in uso, oppure, fin dall’origine, con l’intento di costituire delle serie didattiche o addirittura un «Museo» (per esempio il Museo mineralogico e quello zoologico, allestiti nell’Ottocento). In altri casi si deve all’interesse di qualche illuminato direttore l’aver creato i primi nuclei, organizzato le raccolte o «salvato» materiali a rischio di dispersione. Ricordiamo gli interventi di Achille Terracciano per le Collezioni botaniche, di Giuseppe Levi e, più di recente, di Giovanni Tedde per quella anatomica, di Filippo Fanzago e successivamente di Nullo Glauco Lepori per la collezione di zoologia, di Giuseppe Rivoira per il museo di storia dell’agricoltura, di Aurelio Serra e Antonio Pietracaprina per la collezione mineralogica, di Domenico Scannicchio e Roberto Cesareo per quella di fisica. Le collezioni sono dislocate presso istituti e dipartimenti, e spesso rivestono un ruolo nell’ambito della ricerca e della didattica (per esempio gli erbari, o la collezione entomologica). In questi casi si tratta di raccolte tuttora in accrescimento.

Il Museo storico-scientifico dell’Università di Sassari (MUNISS) / Bagella, S., Mattone, A.. - In: ANNALI DI STORIA DELLE UNIVERSITÀ ITALIANE. - ISSN 2724-5527. - 21:1(2017), pp. 185-194.

Il Museo storico-scientifico dell’Università di Sassari (MUNISS)

Stefania Bagella
;
2017-01-01

Abstract

A partire dagli anni ’90 del Novecento si rafforzava nelle università italiane l’azione di riconoscimento dei beni culturali a carattere storico-scientifico, in accordo con un diffuso orientamento concretizzato nelle norme sulla diffusione della cultura scientifica. La CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) varava il Progetto musei, con la finalità di sistematizzare le conoscenze sul patrimonio degli atenei aderenti e coordinare le attività di acquisizione e divulgazione dei dati. L’obiettivo finale del Progetto Musei era sandro Maida nominò nel 1998 una Commissione per la costituzione del Museo della scienza e della tecnica dell’Università «considerato l’ingente patrimonio di beni culturali a carattere storico-scientifico presenti nell’Ateneo – si legge nel provvedimento –, testimonianza concreta della storia e del progresso scientifico dell’istituzione a partire dalla sua fondazione fino ai nostri giorni». La Commissione doveva curare l’indagine conoscitiva sul patrimonio in vista di una successiva raccolta e istituzione di un museo: l’idea era quella di ricostruire una parte della storia dell’Università di Sassari e del suo progresso scientifico e tecnologico percepibile attraverso gli oggetti conservati nelle varie strutture (laboratori, istituti, dipartimenti). Lo screening dei beni culturali dell’univer la costituzione di una rete nazionale di sistemi museali universitari. Lo sviluppo e il controllo degli standard catalografici vennero affidati all’ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione). A Sassari il rettore Alessandro Maida nominò nel 1998 una Commissione per la costituzione del Museo della scienza e della tecnica dell’Università «considerato l’ingente patrimonio di beni culturali a carattere storico-scientifico presenti nell’Ateneo – si legge nel provvedimento –, testimonianza concreta della storia e del progresso scientifico dell’istituzione a partire dalla sua fondazione fino ai nostri giorni». La Commissione doveva curare l’indagine conoscitiva sul patrimonio in vista di una successiva raccolta e istituzione di un museo: l’idea era quella di ricostruire una parte della storia dell’Università di Sassari e del suo progresso scientifico e tecnologico percepibile attraverso gli oggetti conservati nelle varie strutture (laboratori, istituti, dipartimenti). Lo screening dei beni culturali dell’univerL’anniversario dei 450 anni ha prodotto altri contributi sull’origine dello Studio, sulle relazioni dei rettori alle inaugurazioni degli anni accademici (1882-2015) e sulle Collezioni di Fisica e di Zoologia6. Il Museo scientifico dell’Università di Sassari viene istituito nel 2010 e allestito e inaugurato nel 2016 – durante il rettorato di Massimo Carpinelli – presso il Polo naturalistico dell’ateneo. In quell’occasione viene pubblicato un catalogo che illustra il patrimonio scientifico e il contenuto delle varie collezioni7. Si annoverano tra i beni dell’ateneo le Collezioni di Agronomia, Anatomia, Botanica, Botanica Farmaceutica, Chimica e Farmacia, Entomologia, Fisica, Zoologia, Mineralogia e Veterinaria. Le raccolte si sono formate – a partire dai primi decenni dell’Ottocento – perstratificazione di acquisizioni successive e per accantonamento di strumentazioni non più in uso, oppure, fin dall’origine, con l’intento di costituire delle serie didattiche o addirittura un «Museo» (per esempio il Museo mineralogico e quello zoologico, allestiti nell’Ottocento). In altri casi si deve all’interesse di qualche illuminato direttore l’aver creato i primi nuclei, organizzato le raccolte o «salvato» materiali a rischio di dispersione. Ricordiamo gli interventi di Achille Terracciano per le Collezioni botaniche, di Giuseppe Levi e, più di recente, di Giovanni Tedde per quella anatomica, di Filippo Fanzago e successivamente di Nullo Glauco Lepori per la collezione di zoologia, di Giuseppe Rivoira per il museo di storia dell’agricoltura, di Aurelio Serra e Antonio Pietracaprina per la collezione mineralogica, di Domenico Scannicchio e Roberto Cesareo per quella di fisica. Le collezioni sono dislocate presso istituti e dipartimenti, e spesso rivestono un ruolo nell’ambito della ricerca e della didattica (per esempio gli erbari, o la collezione entomologica). In questi casi si tratta di raccolte tuttora in accrescimento.
2017
Il Museo storico-scientifico dell’Università di Sassari (MUNISS) / Bagella, S., Mattone, A.. - In: ANNALI DI STORIA DELLE UNIVERSITÀ ITALIANE. - ISSN 2724-5527. - 21:1(2017), pp. 185-194.
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