L’espansione delle tecnologie di cybersorveglianza sta ridefinendo i rapporti tra sicurezza e diritti, collocando l’Unione Europea in una posizione chiave come area di produzione e snodo di circolazione di strumenti a duplice uso. Assumendo il Myanmar come contesto di destinazione emblematico dopo il colpo di Stato del 2021, il contributo analizza l’evoluzione della governance europea del dual-use e ne mette in luce le principali ambiguità operative. A partire dall’analisi della letteratura e del quadro normativo europeo, il contributo evidenzia come la rapida evoluzione delle tecnologie di sorveglianza e definizioni basate su elenchi contribuiscano a generare zone grigie applicative. La ricerca adotta una metodologia qualitativa fondata su campionamento intenzionale e analisi documentale di rapporti di organizzazioni non governative, fonti giornalistiche e inchieste indipendenti, concentrandosi su alcuni casi europei di imprese coinvolte nella produzione e nella circolazione di tecnologie di sorveglianza. I risultati evidenziano che le criticità principali non risiedono unicamente nelle norme, ma nelle geografie della loro attuazione, in quanto la territorializzazione delle decisioni autorizzative a scala nazionale genera applicazioni disomogenee all’interno dell’Unione, mentre triangolazioni commerciali e riallocazioni successive degli asset favoriscono un trasferimento indiretto di capacità di sorveglianza verso contesti autoritari. Ne emerge una dissociazione tra l’atto formale di esportazione e gli effetti concreti nei territori di destinazione, suggerendo la necessità di un approccio territoriale e dinamico alla circolazione delle tecnologie a duplice uso.
Territori della sorveglianza: il controllo digitale nel sud-est asiatico / Cuomo, Federico; De Cristofaro, Andrea. - In: TEDI JOURNAL. - ISSN 3103-568X. - 2:(2026), pp. 47-58.
Territori della sorveglianza: il controllo digitale nel sud-est asiatico
Federico Cuomo
;
2026-01-01
Abstract
L’espansione delle tecnologie di cybersorveglianza sta ridefinendo i rapporti tra sicurezza e diritti, collocando l’Unione Europea in una posizione chiave come area di produzione e snodo di circolazione di strumenti a duplice uso. Assumendo il Myanmar come contesto di destinazione emblematico dopo il colpo di Stato del 2021, il contributo analizza l’evoluzione della governance europea del dual-use e ne mette in luce le principali ambiguità operative. A partire dall’analisi della letteratura e del quadro normativo europeo, il contributo evidenzia come la rapida evoluzione delle tecnologie di sorveglianza e definizioni basate su elenchi contribuiscano a generare zone grigie applicative. La ricerca adotta una metodologia qualitativa fondata su campionamento intenzionale e analisi documentale di rapporti di organizzazioni non governative, fonti giornalistiche e inchieste indipendenti, concentrandosi su alcuni casi europei di imprese coinvolte nella produzione e nella circolazione di tecnologie di sorveglianza. I risultati evidenziano che le criticità principali non risiedono unicamente nelle norme, ma nelle geografie della loro attuazione, in quanto la territorializzazione delle decisioni autorizzative a scala nazionale genera applicazioni disomogenee all’interno dell’Unione, mentre triangolazioni commerciali e riallocazioni successive degli asset favoriscono un trasferimento indiretto di capacità di sorveglianza verso contesti autoritari. Ne emerge una dissociazione tra l’atto formale di esportazione e gli effetti concreti nei territori di destinazione, suggerendo la necessità di un approccio territoriale e dinamico alla circolazione delle tecnologie a duplice uso.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


