Il saggio parte da alcuni racconti di Ghilarza presenti nelle Lettere dal car- cere di Antonio Gramsci, intesi come un laboratorio narrativo in cui si in- trecciano memoria, folklore, pedagogia e progetto politico. Tutt’altro che elemento marginale o meramente affettivo della scrittura carceraria, que- sti brevi racconti costituiscono una forma di elaborazione simbolica coe- rente con la filosofia della prassi. Attraverso l’analisi della novella del topo e della montagna, interpretata come esempio di utopia concreta in senso blochiano, il contributo mostra come la forma semplice della narrazione funzioni come strumento di educazione alla responsabilità collettiva e alla trasformazione sociale. Il saggio mette inoltre in relazione tale pratica nar- rativa con il lavoro di traduzione delle fiabe dei Grimm svolto da Gramsci in carcere, evidenziandone il ruolo nella riflessione sul folklore e sulla for- mazione del senso comune. Il confronto con la coeva riflessione di Walter Benjamin sulla letteratura per l’infanzia consente infine di chiarire il ca- rattere anti-autoritario e anti-moralistico della pedagogia gramsciana, fondata sull’ironia, sulla laicità e sull’adagio marxiano di “educare gli edu- catori”.
La «piatilietca» del topo. Gramsci narratore tra memoria, traduzione e pedagogia politica / Cadoni, Alessandro. - In: PANDEMOS. - ISSN 3103-1617. - 3 (2025)(2025). [10.13125/pan-6923]
La «piatilietca» del topo. Gramsci narratore tra memoria, traduzione e pedagogia politica
Alessandro Cadoni
2025-01-01
Abstract
Il saggio parte da alcuni racconti di Ghilarza presenti nelle Lettere dal car- cere di Antonio Gramsci, intesi come un laboratorio narrativo in cui si in- trecciano memoria, folklore, pedagogia e progetto politico. Tutt’altro che elemento marginale o meramente affettivo della scrittura carceraria, que- sti brevi racconti costituiscono una forma di elaborazione simbolica coe- rente con la filosofia della prassi. Attraverso l’analisi della novella del topo e della montagna, interpretata come esempio di utopia concreta in senso blochiano, il contributo mostra come la forma semplice della narrazione funzioni come strumento di educazione alla responsabilità collettiva e alla trasformazione sociale. Il saggio mette inoltre in relazione tale pratica nar- rativa con il lavoro di traduzione delle fiabe dei Grimm svolto da Gramsci in carcere, evidenziandone il ruolo nella riflessione sul folklore e sulla for- mazione del senso comune. Il confronto con la coeva riflessione di Walter Benjamin sulla letteratura per l’infanzia consente infine di chiarire il ca- rattere anti-autoritario e anti-moralistico della pedagogia gramsciana, fondata sull’ironia, sulla laicità e sull’adagio marxiano di “educare gli edu- catori”.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


