Le politiche agro-ambientali stanno sempre più condizionando lo sviluppo dell’agricoltura europea: esse rappresentano l’espressione formale della volontà popolare (per lo più inespressa e quindi frutto di una interpretazione dei governi membri) di sviluppare sistemi colturali, zootecnici e forestali che producano alimenti di qualità, beni e servizi per i consumatori e siano compatibili con la tutela delle risorse ambientali, pur consentendo un’adeguata remunerazione per gli operatori agricoli.La storia delle misure agro-ambientali in Europa è breve. Le prime normative specifiche in materia risalgono ai primi anni ’90, quando la CEE, sotto la spinta del movimento ambientalista dopo le crisi dell’inquinamento dei corpi idrici da fitofarmaci e fertilizzanti degli anni ’80, codificò il regolamento 2092/91 sull’agricoltura biologica e, subito dopo, le misure di accompagnamento della PAC per incentivare l’adozione volontaria di pratiche agricole a basso impatto ambientale (reg. 2078/92). La fase successiva ha avuto un’ulteriore impulso con l’integrazione dei principi di eco-condizionalità nella PAC, nonché un rilancio di politiche mirate alla multifunzionalità in un contesto di sviluppo rurale e di sostanziale ri-orientamento delle funzioni dell’agricoltura nella gestione territoriale.Oltre che da normative specifiche del settore, i sistemi agricoli e forestali sono sempre più condizionati anche da altre politiche sull’ambiente e sulla gestione del territorio (es. direttiva quadro sull’acqua, 2000/60/CE), che spesso vengono percepite e attuate comepooldi vincoli da far rispettare agli agricoltori, nonostante gli espliciti riferimenti normativi sul coinvolgimento e la partecipazione pubblica alle decisioni.Lo sviluppo delle politiche agro-ambientali all’inizio degli anni ’90 ha segnato in maniera significativa l’orientamento della ricerca scientifica su temi agronomici, che sino a pochi anni prima aveva concentrato le risorse verso la produttività e le agro-tecnologie innovative (es. agro-biotecnologie), nell’intento di contribuire a svincolare le aziende agricole dall’atavica dipendenza dalle avversità biotiche ed abiotiche. La profonda revisione degli obiettivi della ricerca agronomica nell’ultimo ventennio del secolo scorso è testimoniato dal cambiamento di titoli ed obiettivi dei principali progetti finalizzati di ricerca in agricoltura a scala nazionale: dal progetto “IPRA” (Incremento Produttività Risorse Agricole) del Cnr, avviato nella prima metà degli anni ’80, si è passati al progetto RAISA (Ricerche Avanzate per l’Innovazione del Sistema Agricolo), avviato sempre dal Cnr nel 1989 e suddiviso in 4 sottoprogetti, di cui uno su “Sistemi agricoli ed assetto ambientale” e infine al progetto PANDA, del Ministero delle Politiche Agricole (Produzione Agricola nella Difesa dell’Ambiente), che si è svolto negli anni ’90.Obiettivo di questo approfondimento è dare un contributo alla riflessione sulla co-evoluzione di obiettivi ed approcci della ricerca agronomica con le nuove missioni assegnate all’agricoltura in Europa. La riflessione prende spunto dall’analisi di un caso di studio sull’attuazione delle politiche agro-ambientali per la tutela delle risorse idriche dall’inquinamento da nitrati di origine agricola e si sviluppa focalizzando l’attenzione sul ruolo e l’incontro tra domanda e offerta di conoscenza scientifica agronomica a supporto dello sviluppo rurale sostenibile.

Agro-ecologia e politiche agro-ambientali / Roggero, Pier Paolo; Seddaiu, Giovanna; Toderi, Marco. - 2:4(2006), pp. 35-39.

Agro-ecologia e politiche agro-ambientali

Roggero, Pier Paolo;Seddaiu, Giovanna;Toderi, Marco
2006

Abstract

Le politiche agro-ambientali stanno sempre più condizionando lo sviluppo dell’agricoltura europea: esse rappresentano l’espressione formale della volontà popolare (per lo più inespressa e quindi frutto di una interpretazione dei governi membri) di sviluppare sistemi colturali, zootecnici e forestali che producano alimenti di qualità, beni e servizi per i consumatori e siano compatibili con la tutela delle risorse ambientali, pur consentendo un’adeguata remunerazione per gli operatori agricoli.La storia delle misure agro-ambientali in Europa è breve. Le prime normative specifiche in materia risalgono ai primi anni ’90, quando la CEE, sotto la spinta del movimento ambientalista dopo le crisi dell’inquinamento dei corpi idrici da fitofarmaci e fertilizzanti degli anni ’80, codificò il regolamento 2092/91 sull’agricoltura biologica e, subito dopo, le misure di accompagnamento della PAC per incentivare l’adozione volontaria di pratiche agricole a basso impatto ambientale (reg. 2078/92). La fase successiva ha avuto un’ulteriore impulso con l’integrazione dei principi di eco-condizionalità nella PAC, nonché un rilancio di politiche mirate alla multifunzionalità in un contesto di sviluppo rurale e di sostanziale ri-orientamento delle funzioni dell’agricoltura nella gestione territoriale.Oltre che da normative specifiche del settore, i sistemi agricoli e forestali sono sempre più condizionati anche da altre politiche sull’ambiente e sulla gestione del territorio (es. direttiva quadro sull’acqua, 2000/60/CE), che spesso vengono percepite e attuate comepooldi vincoli da far rispettare agli agricoltori, nonostante gli espliciti riferimenti normativi sul coinvolgimento e la partecipazione pubblica alle decisioni.Lo sviluppo delle politiche agro-ambientali all’inizio degli anni ’90 ha segnato in maniera significativa l’orientamento della ricerca scientifica su temi agronomici, che sino a pochi anni prima aveva concentrato le risorse verso la produttività e le agro-tecnologie innovative (es. agro-biotecnologie), nell’intento di contribuire a svincolare le aziende agricole dall’atavica dipendenza dalle avversità biotiche ed abiotiche. La profonda revisione degli obiettivi della ricerca agronomica nell’ultimo ventennio del secolo scorso è testimoniato dal cambiamento di titoli ed obiettivi dei principali progetti finalizzati di ricerca in agricoltura a scala nazionale: dal progetto “IPRA” (Incremento Produttività Risorse Agricole) del Cnr, avviato nella prima metà degli anni ’80, si è passati al progetto RAISA (Ricerche Avanzate per l’Innovazione del Sistema Agricolo), avviato sempre dal Cnr nel 1989 e suddiviso in 4 sottoprogetti, di cui uno su “Sistemi agricoli ed assetto ambientale” e infine al progetto PANDA, del Ministero delle Politiche Agricole (Produzione Agricola nella Difesa dell’Ambiente), che si è svolto negli anni ’90.Obiettivo di questo approfondimento è dare un contributo alla riflessione sulla co-evoluzione di obiettivi ed approcci della ricerca agronomica con le nuove missioni assegnate all’agricoltura in Europa. La riflessione prende spunto dall’analisi di un caso di studio sull’attuazione delle politiche agro-ambientali per la tutela delle risorse idriche dall’inquinamento da nitrati di origine agricola e si sviluppa focalizzando l’attenzione sul ruolo e l’incontro tra domanda e offerta di conoscenza scientifica agronomica a supporto dello sviluppo rurale sostenibile.
Agro-ecologia e politiche agro-ambientali / Roggero, Pier Paolo; Seddaiu, Giovanna; Toderi, Marco. - 2:4(2006), pp. 35-39.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Ruggeri_P_Agro-ecologia_e_politiche_agro-ambientali.pdf

accesso aperto

Tipologia: Versione editoriale (versione finale pubblicata)
Licenza: Non specificato
Dimensione 270.82 kB
Formato Adobe PDF
270.82 kB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11388/263960
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact