The article stems from an awareness of the fact that current models of organisation of the territory are undergoing great changes and that the interpretative categories we habitually use for them no longer suffice to express the range of transformations underway. It attempts to contradict the impression that the urban concept must traditionally be associated with an idea of city as having a centralised, delimited and circumscribed shape. It does so, following in the tracks of Scott and Soja, proposing the embryos of a counter-history illustrated by some significant moments, aiming to show how the actual idea of urban has created diverse spatial organisms in the course of history, in which, notwithstanding the urban/rural dichotomy, the mountains themselves have sometimes taken on a role of great centrality. In observing the familiar connection between the destination of the land and the numerous contemporary signs showing us that a “new loving trend’ appears to be binding the mountains to the cities, the article invites us to reappraise the territory, drawing on the genealogy proposed: no longer external and peripheral but rather an integral part of an extended, polyphonic city. The expression, therefore, of a new relationship of co-belonging between man and nature wherein – with increased closeness between densification and gaps, slowness and speed, deserted spots and high-density nodes – silent places may also finally be listened to and the mountain acquire unprecedented centrality.

A partire dalla consapevolezza che gli attuali modelli di organizzazione del territorio stiano attraversando profondi mutamenti e che le categorie con cui siamo abituati ad interpretarli non siano più sufficienti ad esprimere la portata delle trasformazioni in atto, il saggio prova a scardinare l’idea che il concetto di urbano debba essere storicamente associato ad una idea di citta intesa come forma centralizzata, delimitata e circoscritta. Lo fa, seguendo le orme di Scott e di Soja, proponendo gli embrioni di una controstoria che, attraverso l’esemplificazione di alcuni momenti significativi, prova a mostrare come l’idea stessa di urbano abbia dato vita nel corso della storia a organismi spaziali fra loro differenti, in cui le stesse montagne, al di là della dicotomia città/campagna, hanno talvolta assunto ruoli di grande centralità. Nell’osservare la familiarità tra questi modi d’uso del territorio e i molti indizi contemporanei che ci indicano come una ‘nuova corrente d’amore’ sembri legare le montagne alle città, il saggio, facendo leva sulla genealogia proposta, ci invita a riconsiderare questi territori, non più come esterni e marginali, ma semmai come parti integranti di una città allargata e polifonica, espressione di un nuovo rapporto di coappartenenza fra uomo e natura in cui, nell’accostarsi di addensamenti e di pause, di adagi e di veloci, di luoghi deserti e di nodi a forte densità, anche i silenzi possano essere finalmente ascoltati e la montagna acquisire inedita centralità.

La centralità della montagna in una inedita forma di urbanità: una controstoria per nutrire la nostra immaginazione / Decandia, Lidia. - In: SCIENZE DEL TERRITORIO. - ISSN 2384-8774. - 9:(2021), pp. 58-65.

La centralità della montagna in una inedita forma di urbanità: una controstoria per nutrire la nostra immaginazione

Decandia Lidia
2021

Abstract

A partire dalla consapevolezza che gli attuali modelli di organizzazione del territorio stiano attraversando profondi mutamenti e che le categorie con cui siamo abituati ad interpretarli non siano più sufficienti ad esprimere la portata delle trasformazioni in atto, il saggio prova a scardinare l’idea che il concetto di urbano debba essere storicamente associato ad una idea di citta intesa come forma centralizzata, delimitata e circoscritta. Lo fa, seguendo le orme di Scott e di Soja, proponendo gli embrioni di una controstoria che, attraverso l’esemplificazione di alcuni momenti significativi, prova a mostrare come l’idea stessa di urbano abbia dato vita nel corso della storia a organismi spaziali fra loro differenti, in cui le stesse montagne, al di là della dicotomia città/campagna, hanno talvolta assunto ruoli di grande centralità. Nell’osservare la familiarità tra questi modi d’uso del territorio e i molti indizi contemporanei che ci indicano come una ‘nuova corrente d’amore’ sembri legare le montagne alle città, il saggio, facendo leva sulla genealogia proposta, ci invita a riconsiderare questi territori, non più come esterni e marginali, ma semmai come parti integranti di una città allargata e polifonica, espressione di un nuovo rapporto di coappartenenza fra uomo e natura in cui, nell’accostarsi di addensamenti e di pause, di adagi e di veloci, di luoghi deserti e di nodi a forte densità, anche i silenzi possano essere finalmente ascoltati e la montagna acquisire inedita centralità.
The article stems from an awareness of the fact that current models of organisation of the territory are undergoing great changes and that the interpretative categories we habitually use for them no longer suffice to express the range of transformations underway. It attempts to contradict the impression that the urban concept must traditionally be associated with an idea of city as having a centralised, delimited and circumscribed shape. It does so, following in the tracks of Scott and Soja, proposing the embryos of a counter-history illustrated by some significant moments, aiming to show how the actual idea of urban has created diverse spatial organisms in the course of history, in which, notwithstanding the urban/rural dichotomy, the mountains themselves have sometimes taken on a role of great centrality. In observing the familiar connection between the destination of the land and the numerous contemporary signs showing us that a “new loving trend’ appears to be binding the mountains to the cities, the article invites us to reappraise the territory, drawing on the genealogy proposed: no longer external and peripheral but rather an integral part of an extended, polyphonic city. The expression, therefore, of a new relationship of co-belonging between man and nature wherein – with increased closeness between densification and gaps, slowness and speed, deserted spots and high-density nodes – silent places may also finally be listened to and the mountain acquire unprecedented centrality.
La centralità della montagna in una inedita forma di urbanità: una controstoria per nutrire la nostra immaginazione / Decandia, Lidia. - In: SCIENZE DEL TERRITORIO. - ISSN 2384-8774. - 9:(2021), pp. 58-65.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11388/240983
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