La questione sottoposta all’esame delle Sezioni unite è la configurabilità del reato di ricettazione quando l’agente non conosce la provenienza delittuosa della cosa ma se ne rappresenta la probabilità o la possibilità; in altre parole è il tema classico della compatibilità del dolo eventuale con la ricettazione (art. 648 c.p.). L'Autore ripercorre i contenuti della sentenza, ampliando l'orizzonte, dopo una riflessione storica, verso la rivalutazione dell'oggetto del dolo e la riaffermazione del contenuto psicologico del dolo eventuale. In particolare l'impoverimento dell’oggetto del dolo svuota di rimbalzo il momento rappresentativo e di conseguenza pure la base del momento volitivo. Arricchito l'oggetto del dolo, l'Autore passa poi all'analisi critica della consueta formula giurisprudenziale dell'accettazione del rischio, che spesso nasconde una mera semplificazione probatoria. La conclusione è che nessuna definizione astratta può pretendere di descrivere in assoluto il contenuto del momento volitivo: dipenderà anche dal grado di previsione dell’elemento collaterale; e in un ipotetico diagramma cartesiano il dolo eventuale è la forma di dolo nella quale è più vario il punto nel quale le due rette (rappresentazione e volizione) si incontrano (“origine”) e segna dunque la sussistenza del dolo. La varietà di questo punto è conseguenza non solo della incerta struttura di questa forma di dolo, ma anche e soprattutto dell’essere la fissazione del punto una scelta politico-criminale, mutevole pure nei diversi periodi storici. Per descrivere questo contenuto psicologico non può essere generalizzata la prima formula di Frank, utile forse qui perché riferita a un presupposto della condotta, molto difficilmente estensibile ai casi in cui è l'evento a condensare integralmente l'offesa del bene tutelato.

Il dolo eventuale: alla prova del delitto di ricettazione (nota a Cass. sez. un. pen., 30 marzo 2010, n. 12433) / Demuro, Giampaolo. - In: RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO E PROCEDURA PENALE. - ISSN 0557-1391. - 1:(2011), pp. 308-332.

Il dolo eventuale: alla prova del delitto di ricettazione (nota a Cass. sez. un. pen., 30 marzo 2010, n. 12433)

DEMURO, Giampaolo
2011

Abstract

La questione sottoposta all’esame delle Sezioni unite è la configurabilità del reato di ricettazione quando l’agente non conosce la provenienza delittuosa della cosa ma se ne rappresenta la probabilità o la possibilità; in altre parole è il tema classico della compatibilità del dolo eventuale con la ricettazione (art. 648 c.p.). L'Autore ripercorre i contenuti della sentenza, ampliando l'orizzonte, dopo una riflessione storica, verso la rivalutazione dell'oggetto del dolo e la riaffermazione del contenuto psicologico del dolo eventuale. In particolare l'impoverimento dell’oggetto del dolo svuota di rimbalzo il momento rappresentativo e di conseguenza pure la base del momento volitivo. Arricchito l'oggetto del dolo, l'Autore passa poi all'analisi critica della consueta formula giurisprudenziale dell'accettazione del rischio, che spesso nasconde una mera semplificazione probatoria. La conclusione è che nessuna definizione astratta può pretendere di descrivere in assoluto il contenuto del momento volitivo: dipenderà anche dal grado di previsione dell’elemento collaterale; e in un ipotetico diagramma cartesiano il dolo eventuale è la forma di dolo nella quale è più vario il punto nel quale le due rette (rappresentazione e volizione) si incontrano (“origine”) e segna dunque la sussistenza del dolo. La varietà di questo punto è conseguenza non solo della incerta struttura di questa forma di dolo, ma anche e soprattutto dell’essere la fissazione del punto una scelta politico-criminale, mutevole pure nei diversi periodi storici. Per descrivere questo contenuto psicologico non può essere generalizzata la prima formula di Frank, utile forse qui perché riferita a un presupposto della condotta, molto difficilmente estensibile ai casi in cui è l'evento a condensare integralmente l'offesa del bene tutelato.
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