Mostra dei 9 progetti finalisti del concorso internazionale di progettazione architettonica per la realizzazione del Museo Mediterraneo dell'arte nuragica e dell'arte contemporanea a Cagliari. Cagliari, Lazzaretto di Sant'Elia, 20 novembre- 10 dicembre 2006. Abstract "La missione vera dovrebbe essere questa: fare interagire una espressione identitaria (la civiltà nuragica), con una pratica globale (la ricerca artistica contemporanea). Per far questo non basta accostare le opere d’arte arcaiche e quelle di oggi per rilevare un’affinità che rimanda alle curiosità etnografiche, ma sempre eurocentriche, del primo moderno. Il pensiero contemporaneo ha infatti messo in discussione il fondamento di quelle affinità, creandone paradossalmente di nuove. Da una parte, il carattere “artistico” delle testimonianze nuragiche è stato ricollocato nello spettro delle manifestazioni molteplici di una “civiltà”; dall’altra, la condizione post-estetica dell’arte contemporanea non permette di circoscrivere i prodotti del lavoro artistico nelle tradizionali categorie. L’arte contemporanea viene vista in questo museo attraverso una lente particolare: il Mediterraneo, che potrebbe influenzare la scelta delle mostre, degli artisti, dei progetti, dei luoghi. Ma la possibilità di costruire il museo contemporaneo attraverso il succedersi di produzione, esposizione e acquisizione, partendo da questo piano tematico, lascia aperta comunque la questione di come realizzare la costruzione parallela sul versante nuragico. La cosa è più difficile: il museo deve esercitare un ruolo centralista, ma non nel senso temuto di contesa con il territorio, piuttosto di cooperazione e sussidiarietà con i musei e i siti archeologici esistenti. La mancanza della collezione non può essere sostituita né da simulacri, né dal virtuale. Bisogna avere il coraggio di andare oltre. Il museo del presente dovrà comunicare la civiltà nuragica utilizzando la complessità di forme e pratiche che caratterizzano il contemporaneo. Tradotto ulteriormente, vuol dire che la cultura contemporanea deve comunicare la civiltà nuragica, pur senza disfarsi dell’apparato disciplinare dell’archeologia. Ripercorrendo il ragionamento, ciò può avvenire anche perché l’arte contemporanea (che si produce qui) assume come uno dei suoi temi di lavoro la civiltà nuragica. Naturalmente l’arte contemporanea cambia di continuo, e si deposita nel museo. Apparentemente ciò non avviene per l’”arte” nuragica. Essa cambia, invece, in funzione di chi, come e quando la guarda. In qualche modo è come se la civiltà nuragica potesse essere guardata in questo museo per la prima volta"
Museo "BETILE" / Garofalo, F., Sgambati, U., Luisa Frisa, M., Lupano, M., Migale, L., Schirru, N., Bagella, S., Melis, M.G., Antonini, M., Capecci, R., Sini, R.. - (2006), pp. 8-8.
Museo "BETILE"
Stefania Bagella
;Maria Grazia Melis
;
2006-01-01
Abstract
Mostra dei 9 progetti finalisti del concorso internazionale di progettazione architettonica per la realizzazione del Museo Mediterraneo dell'arte nuragica e dell'arte contemporanea a Cagliari. Cagliari, Lazzaretto di Sant'Elia, 20 novembre- 10 dicembre 2006. Abstract "La missione vera dovrebbe essere questa: fare interagire una espressione identitaria (la civiltà nuragica), con una pratica globale (la ricerca artistica contemporanea). Per far questo non basta accostare le opere d’arte arcaiche e quelle di oggi per rilevare un’affinità che rimanda alle curiosità etnografiche, ma sempre eurocentriche, del primo moderno. Il pensiero contemporaneo ha infatti messo in discussione il fondamento di quelle affinità, creandone paradossalmente di nuove. Da una parte, il carattere “artistico” delle testimonianze nuragiche è stato ricollocato nello spettro delle manifestazioni molteplici di una “civiltà”; dall’altra, la condizione post-estetica dell’arte contemporanea non permette di circoscrivere i prodotti del lavoro artistico nelle tradizionali categorie. L’arte contemporanea viene vista in questo museo attraverso una lente particolare: il Mediterraneo, che potrebbe influenzare la scelta delle mostre, degli artisti, dei progetti, dei luoghi. Ma la possibilità di costruire il museo contemporaneo attraverso il succedersi di produzione, esposizione e acquisizione, partendo da questo piano tematico, lascia aperta comunque la questione di come realizzare la costruzione parallela sul versante nuragico. La cosa è più difficile: il museo deve esercitare un ruolo centralista, ma non nel senso temuto di contesa con il territorio, piuttosto di cooperazione e sussidiarietà con i musei e i siti archeologici esistenti. La mancanza della collezione non può essere sostituita né da simulacri, né dal virtuale. Bisogna avere il coraggio di andare oltre. Il museo del presente dovrà comunicare la civiltà nuragica utilizzando la complessità di forme e pratiche che caratterizzano il contemporaneo. Tradotto ulteriormente, vuol dire che la cultura contemporanea deve comunicare la civiltà nuragica, pur senza disfarsi dell’apparato disciplinare dell’archeologia. Ripercorrendo il ragionamento, ciò può avvenire anche perché l’arte contemporanea (che si produce qui) assume come uno dei suoi temi di lavoro la civiltà nuragica. Naturalmente l’arte contemporanea cambia di continuo, e si deposita nel museo. Apparentemente ciò non avviene per l’”arte” nuragica. Essa cambia, invece, in funzione di chi, come e quando la guarda. In qualche modo è come se la civiltà nuragica potesse essere guardata in questo museo per la prima volta"I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


