Dalla quarta di copertina: È in questa priorità dell’altro uomo su di me che, ben prima della mia ammirazione per la creazione, ben prima della mia ricerca della prima causa dell’universo, Dio mi viene all’idea. Quando io parlo dell’altro, io utilizzo il termine «volto». Il «volto» è ciò che è dietro la facciata e sotto il contegno che ciascuno si dà: la mortalità del prossimo. Per vedere, per conoscere il «volto», occorre già sfigurare altri. Il «volto» nella sua nudità è la debolezza di un essere unico esposto alla morte, ma nello stesso tempo è l’enunciato di un imperativo che mi obbliga a non lasciarlo solo. Quest’obbligo è la prima parola di Dio. La teologia inizia per me nel «volto» del prossimo. La divinità di Dio si gioca nell’umano. Dio discende nel «volto» dell’altro. Riconoscere Dio equivale a intendere il suo comandamento: «tu non ucciderai», che non è solamente il divieto dell’omicidio, ma è una chiamata a una responsabilità incessante rispetto ad altri – essere unico – come se io fossi eletto a questa responsabilità che mi dà, anche a me, la possibilità di riconoscermi unico, insostituibile e di dire «io». Cosciente che in ciascuna delle mie umane pratiche – in cui altri non è mai assente – io rispondo della sua esistenza di essere unico. (E.L.)

Les imprevus de l'histoire / Pintus, Giuseppe. - 1:(2014), pp. 1-184.

Les imprevus de l'histoire

PINTUS, Giuseppe
2014

Abstract

Dalla quarta di copertina: È in questa priorità dell’altro uomo su di me che, ben prima della mia ammirazione per la creazione, ben prima della mia ricerca della prima causa dell’universo, Dio mi viene all’idea. Quando io parlo dell’altro, io utilizzo il termine «volto». Il «volto» è ciò che è dietro la facciata e sotto il contegno che ciascuno si dà: la mortalità del prossimo. Per vedere, per conoscere il «volto», occorre già sfigurare altri. Il «volto» nella sua nudità è la debolezza di un essere unico esposto alla morte, ma nello stesso tempo è l’enunciato di un imperativo che mi obbliga a non lasciarlo solo. Quest’obbligo è la prima parola di Dio. La teologia inizia per me nel «volto» del prossimo. La divinità di Dio si gioca nell’umano. Dio discende nel «volto» dell’altro. Riconoscere Dio equivale a intendere il suo comandamento: «tu non ucciderai», che non è solamente il divieto dell’omicidio, ma è una chiamata a una responsabilità incessante rispetto ad altri – essere unico – come se io fossi eletto a questa responsabilità che mi dà, anche a me, la possibilità di riconoscermi unico, insostituibile e di dire «io». Cosciente che in ciascuna delle mie umane pratiche – in cui altri non è mai assente – io rispondo della sua esistenza di essere unico. (E.L.)
9788898694006
Les imprevus de l'histoire / Pintus, Giuseppe. - 1:(2014), pp. 1-184.
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