The poorness of the Sardinian forests as a result of a millenary work, on which has more recently insisted Maurice Le Lannou, in the historiography is opposed to the vision of forests kept intact by a sort of medieval stagnation. According to the French geographer, the natural conditions, marked by centuries of nomadic pastoral practices, would have deprived the vegetation cover of the necessary conditions for development, where the intensive use would be grafted on a resource already poor and compromised. Whether the vision of a landscape dominated by an uncontrollable nature or heritage inevitably degraded by centuries of neglect and exploitation, it is legitimate to drop these medieval paintings on Sardinia without observing the conflicting marks in documentary sources from the natural space? The woods, as a positive stereotype of an impenetrable and mysterious island, a closed pastoral world, a land near and at the same time distant, virgin, wild, or, in negative, of a land where backwardness and the 'neglect leads to the unconscius devastation of resources, to the incapacity to put them to good use, in both cases have become the emblem of opposites taken. Without attempting to reconstruct the changes that affected in the long run the vegetation, in these pages we will try to understand some features of the relationship between man and environment, analyzing the the progressive transformation of the landscape in the late Middle Ages. Extended and lush forests, partly modeled, exploited and integrated in the economy, in a substantial balance between natural resources and agriculture, including farmers and shepherds. Where the lack of human pressure does not show the need of harsh conflicts, massive deforestation and the limits of technological development can not be separated by the narrow needs and demand of a population numerically small in relation to the territory.

Alla visione di un patrimonio boschivo mantenuto integro da una sorta di immobilismo medievale che consegna all’età moderna un manto lussureggiante e selvaggio, nella storiografia si contrappone la mediocrità della foresta sarda, risultato di un’opera millenaria sulla quale in tempi più recenti ha insistito Maurice Le Lannou. Condizioni naturali, accentuate dalle secolari pratiche del nomadismo pastorale, per il geografo francese avrebbero privato il manto vegetale delle condizioni necessarie per lo sviluppo, dove lo sfruttamento intensivo piemontese si sarebbe innestato su una risorsa già povera e compromessa. Si tratti della visione di un paesaggio dominato da una natura incontrollabile o di un patrimonio ineluttabilmente degradato da secoli di incuria e sfruttamento, è legittimo calare questi quadri sulla Sardegna medievale senza osservare i contrastanti segni lasciati nelle fonti documentarie dallo spazio naturale? I boschi, stereotipo in positivo di un’isola impenetrabile e misteriosa, di un mondo pastorale chiuso, di una terra vicina e nello stesso tempo lontana, vergine, incontaminata e selvaggia, o, in negativo, di una terra dove l’arretratezza e l’incuria portano all’inconsapevole devastazione delle risorse, all’incapacità di metterle a frutto, sono divenuti in entrambi i casi l’emblema di opposti assunti. Senza pretendere di ricostruire le trasformazioni che investirono sul lungo periodo il manto vegetale, in queste pagine si cercherà di cogliere alcuni tratti del rapporto tra uomo e ambiente, analizzando l’andamento delle progressive trasformazioni del paesaggio nel tardo medioevo. Un bosco esteso e rigoglioso, ma anche percorso e in parte modellato, sfruttato e integrato nell’economia, in un sostanziale equilibrio tra risorse naturali e agricole, tra contadini e pastori. Dove la scarsa pressione antropica non mostra l’esigenza di duri conflitti, di deforestazioni massicce e i limiti dello sviluppo tecnologico non possono prescindere dai ristretti bisogni e dalla domanda di una popolazione numericamente scarsa in rapporto al territorio.

Appunti sul bosco nella Sardegna medievale / SIMBULA P. - (2008), pp. 959-991.

Appunti sul bosco nella Sardegna medievale

SIMBULA, Pinuccia Franca
2008

Abstract

Alla visione di un patrimonio boschivo mantenuto integro da una sorta di immobilismo medievale che consegna all’età moderna un manto lussureggiante e selvaggio, nella storiografia si contrappone la mediocrità della foresta sarda, risultato di un’opera millenaria sulla quale in tempi più recenti ha insistito Maurice Le Lannou. Condizioni naturali, accentuate dalle secolari pratiche del nomadismo pastorale, per il geografo francese avrebbero privato il manto vegetale delle condizioni necessarie per lo sviluppo, dove lo sfruttamento intensivo piemontese si sarebbe innestato su una risorsa già povera e compromessa. Si tratti della visione di un paesaggio dominato da una natura incontrollabile o di un patrimonio ineluttabilmente degradato da secoli di incuria e sfruttamento, è legittimo calare questi quadri sulla Sardegna medievale senza osservare i contrastanti segni lasciati nelle fonti documentarie dallo spazio naturale? I boschi, stereotipo in positivo di un’isola impenetrabile e misteriosa, di un mondo pastorale chiuso, di una terra vicina e nello stesso tempo lontana, vergine, incontaminata e selvaggia, o, in negativo, di una terra dove l’arretratezza e l’incuria portano all’inconsapevole devastazione delle risorse, all’incapacità di metterle a frutto, sono divenuti in entrambi i casi l’emblema di opposti assunti. Senza pretendere di ricostruire le trasformazioni che investirono sul lungo periodo il manto vegetale, in queste pagine si cercherà di cogliere alcuni tratti del rapporto tra uomo e ambiente, analizzando l’andamento delle progressive trasformazioni del paesaggio nel tardo medioevo. Un bosco esteso e rigoglioso, ma anche percorso e in parte modellato, sfruttato e integrato nell’economia, in un sostanziale equilibrio tra risorse naturali e agricole, tra contadini e pastori. Dove la scarsa pressione antropica non mostra l’esigenza di duri conflitti, di deforestazioni massicce e i limiti dello sviluppo tecnologico non possono prescindere dai ristretti bisogni e dalla domanda di una popolazione numericamente scarsa in rapporto al territorio.
9788849819359
The poorness of the Sardinian forests as a result of a millenary work, on which has more recently insisted Maurice Le Lannou, in the historiography is opposed to the vision of forests kept intact by a sort of medieval stagnation. According to the French geographer, the natural conditions, marked by centuries of nomadic pastoral practices, would have deprived the vegetation cover of the necessary conditions for development, where the intensive use would be grafted on a resource already poor and compromised. Whether the vision of a landscape dominated by an uncontrollable nature or heritage inevitably degraded by centuries of neglect and exploitation, it is legitimate to drop these medieval paintings on Sardinia without observing the conflicting marks in documentary sources from the natural space? The woods, as a positive stereotype of an impenetrable and mysterious island, a closed pastoral world, a land near and at the same time distant, virgin, wild, or, in negative, of a land where backwardness and the 'neglect leads to the unconscius devastation of resources, to the incapacity to put them to good use, in both cases have become the emblem of opposites taken. Without attempting to reconstruct the changes that affected in the long run the vegetation, in these pages we will try to understand some features of the relationship between man and environment, analyzing the the progressive transformation of the landscape in the late Middle Ages. Extended and lush forests, partly modeled, exploited and integrated in the economy, in a substantial balance between natural resources and agriculture, including farmers and shepherds. Where the lack of human pressure does not show the need of harsh conflicts, massive deforestation and the limits of technological development can not be separated by the narrow needs and demand of a population numerically small in relation to the territory.
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