MAN AND HIS DWELLINGS Three regions come together in the area under study: to the south, Ogliastra with Baunei and Urzulei; in the center, the Nuorese region with Oliena; to the north, Baronia with Dorgali. Three lifestyles converge in this territory; three lifestyles produced by three cultures that however don’t cancel the one in the other. This is a territory which, from a high plain at an elevation of about 1000 meters, slopes down rapidly in a little over 20 kilometers to the sea. This portion of the island – delimited to the east by the Gulf of Orosei, to the south and south-west by the Eastern Sardinian road, to the west by Supramonte and to the north by the Nuoro-Orosei road – is sparsely inhabited and has remained essentially unchanged in over a century. The structure of Sardinian mountain settlements, despite recent changes, has remained traditional: a concentration of compact villages with a scarce presence of houses in the countryside. Newer houses, called a palattu, tend to have a more vertical development than the older houses, that is compared to elemental houses with few or no annex constructions. Also in this regard the mountain villages are not very dissimilar to the settlements in the hills or on the plain where grain-growing is a tradition and where large farmhouses characterize the villages, especially in the southern part of the island. In general, up until recently the towns, including the larger ones, were clearly divided in their urban structure into a small upper class, who were the principal land and livestock owners, and a lower working class that included shepherds and farmers, who were more or less dependent on the upper class. Essentially, the residential construction patrimony, which is made up of hundreds of houses that can still today be considered as part of the historical and traditional architecture, is an extraordinary component of the collective memory and identity for the local communities and territory. As happens with increasing frequency, consciousness of the value of the natural and constructed environment is attained when there is the risk of losing that patrimony, which, for its nature, is non-reproducible. Traditional houses deserve to be included in this idea of patrimony, and in order to avoid speaking about them in the past tense it is necessary that their protection becomes part of the collective idea in the very short term. Thus, this work aims to recognize and protect those particular characteristics which are difficult to replicate and that can be identified as pre-existing environmental qualities through recovery of handicrafts, lifestyles and culture which are direct expressions of them.

LE DIMORE DELL’UOMO Nella zona di nostro interesse si incontrano tre regioni: a sud l’Ogliastra con Baunei e Urzulei, al centro il Nuorese con Oliena, a nord la Baronia con Dorgali. È questo un territorio in cui si incontrano e si fondono tre modi di vivere, tre culture, che però non si annullano l’una nell’altra. È un territorio che da un altopiano di circa 1000 metri, scende rapidamente, in poco più di 20 kilometri, al mare interessando una zona poco abitata, praticamente inalterata da più di un secolo, i cui confini sono: a oriente il mare del Golfo di Orosei, a sud e sud-ovest la strada Orientale Sarda, a ovest il Supramonte e a nord la strada che da Nuoro scende a Orosei. La struttura insediativa della montagna sarda, nonostante i cambiamenti recenti, è rimasta quella tradizionale. Si osserva ancora una grande concentrazione di villaggi compatti, con scarse abitazioni in campagna. Il nuovo è principalmente la casa detta a palattu, che tende a svilupparsi in altezza rispetto alle antiche case, cioè rispetto alle case elementari, senza o con scarsi annessi rustici. Anche in questo, i centri di montagna non risultano molto dissimili dai centri di collina e di pianura con tradizioni cerealicole e caratterizzate da grandi case-fattorie dentro il paese, specialmente nel meridione dell’Isola. In generale i paesi, compresi quelli più grandi, fino a pochi anni fa mostravano in modo chiaro una struttura urbanistica ripartita tra un piccolo ceto signorile, possessore della maggior parte delle terre e del bestiame, e il ceto dei lavoratori, comprendente pastori e contadini, più o meno dipendente dal ceto signorile. In sostanza il patrimonio abitativo-edilizio costituito dalle molte centinaia di case, che ancora possono essere ascritte al novero di architetture storico-tradizionali, equivale a uno straordinario deposito di memoria e di identità per le comunità locali e il loro territorio. Come accade sempre più spesso, la coscienza del valore dell’ambiente naturale e costruito si raggiunge soltanto di fronte al rischio della perdita totale di un patrimonio, per sua natura non è riproducibile. La casa tradizionale fa parte a buon diritto di questo patrimonio: per non essere tra breve costretti a parlarne al passato è sicuramente necessario che il suo recupero entri, in un immediato futuro, nelle prospettive collettive. La ricerca va quindi improntata al riconoscimento e alla tutela di quelle caratteristiche particolari, difficilmente imitabili, che possiamo chiamare qualità ambientali preesistenti, recuperando, prima dei manufatti, quel modo e quella cultura di cui erano diretta espressione.

Le dimore dell'uomo / CARBONI D; BENICASA F; DE VINCENZI M. - (2009), pp. 59-70.

Le dimore dell'uomo

CARBONI, Donatella;
2009

Abstract

LE DIMORE DELL’UOMO Nella zona di nostro interesse si incontrano tre regioni: a sud l’Ogliastra con Baunei e Urzulei, al centro il Nuorese con Oliena, a nord la Baronia con Dorgali. È questo un territorio in cui si incontrano e si fondono tre modi di vivere, tre culture, che però non si annullano l’una nell’altra. È un territorio che da un altopiano di circa 1000 metri, scende rapidamente, in poco più di 20 kilometri, al mare interessando una zona poco abitata, praticamente inalterata da più di un secolo, i cui confini sono: a oriente il mare del Golfo di Orosei, a sud e sud-ovest la strada Orientale Sarda, a ovest il Supramonte e a nord la strada che da Nuoro scende a Orosei. La struttura insediativa della montagna sarda, nonostante i cambiamenti recenti, è rimasta quella tradizionale. Si osserva ancora una grande concentrazione di villaggi compatti, con scarse abitazioni in campagna. Il nuovo è principalmente la casa detta a palattu, che tende a svilupparsi in altezza rispetto alle antiche case, cioè rispetto alle case elementari, senza o con scarsi annessi rustici. Anche in questo, i centri di montagna non risultano molto dissimili dai centri di collina e di pianura con tradizioni cerealicole e caratterizzate da grandi case-fattorie dentro il paese, specialmente nel meridione dell’Isola. In generale i paesi, compresi quelli più grandi, fino a pochi anni fa mostravano in modo chiaro una struttura urbanistica ripartita tra un piccolo ceto signorile, possessore della maggior parte delle terre e del bestiame, e il ceto dei lavoratori, comprendente pastori e contadini, più o meno dipendente dal ceto signorile. In sostanza il patrimonio abitativo-edilizio costituito dalle molte centinaia di case, che ancora possono essere ascritte al novero di architetture storico-tradizionali, equivale a uno straordinario deposito di memoria e di identità per le comunità locali e il loro territorio. Come accade sempre più spesso, la coscienza del valore dell’ambiente naturale e costruito si raggiunge soltanto di fronte al rischio della perdita totale di un patrimonio, per sua natura non è riproducibile. La casa tradizionale fa parte a buon diritto di questo patrimonio: per non essere tra breve costretti a parlarne al passato è sicuramente necessario che il suo recupero entri, in un immediato futuro, nelle prospettive collettive. La ricerca va quindi improntata al riconoscimento e alla tutela di quelle caratteristiche particolari, difficilmente imitabili, che possiamo chiamare qualità ambientali preesistenti, recuperando, prima dei manufatti, quel modo e quella cultura di cui erano diretta espressione.
978-88-9022-103-3
MAN AND HIS DWELLINGS Three regions come together in the area under study: to the south, Ogliastra with Baunei and Urzulei; in the center, the Nuorese region with Oliena; to the north, Baronia with Dorgali. Three lifestyles converge in this territory; three lifestyles produced by three cultures that however don’t cancel the one in the other. This is a territory which, from a high plain at an elevation of about 1000 meters, slopes down rapidly in a little over 20 kilometers to the sea. This portion of the island – delimited to the east by the Gulf of Orosei, to the south and south-west by the Eastern Sardinian road, to the west by Supramonte and to the north by the Nuoro-Orosei road – is sparsely inhabited and has remained essentially unchanged in over a century. The structure of Sardinian mountain settlements, despite recent changes, has remained traditional: a concentration of compact villages with a scarce presence of houses in the countryside. Newer houses, called a palattu, tend to have a more vertical development than the older houses, that is compared to elemental houses with few or no annex constructions. Also in this regard the mountain villages are not very dissimilar to the settlements in the hills or on the plain where grain-growing is a tradition and where large farmhouses characterize the villages, especially in the southern part of the island. In general, up until recently the towns, including the larger ones, were clearly divided in their urban structure into a small upper class, who were the principal land and livestock owners, and a lower working class that included shepherds and farmers, who were more or less dependent on the upper class. Essentially, the residential construction patrimony, which is made up of hundreds of houses that can still today be considered as part of the historical and traditional architecture, is an extraordinary component of the collective memory and identity for the local communities and territory. As happens with increasing frequency, consciousness of the value of the natural and constructed environment is attained when there is the risk of losing that patrimony, which, for its nature, is non-reproducible. Traditional houses deserve to be included in this idea of patrimony, and in order to avoid speaking about them in the past tense it is necessary that their protection becomes part of the collective idea in the very short term. Thus, this work aims to recognize and protect those particular characteristics which are difficult to replicate and that can be identified as pre-existing environmental qualities through recovery of handicrafts, lifestyles and culture which are direct expressions of them.
Le dimore dell'uomo / CARBONI D; BENICASA F; DE VINCENZI M. - (2009), pp. 59-70.
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