The five years of the pontificate of Sixtus V Peretti (24 April 1585 – 27 August 1590) saw a systematic work of Tridentine–inspired re–semanticization of the Classical and Classicistic Tradition, which was expressed in a notable flowering of neo–Latin work, whose major exponents included literary figures such as Silvio Antoniano, Angelo Rocca, Ercole Ciofano, Giulio Roscio da Orte («Hortino») and various members of the Capilupi family, as well as a prominent torchbearer of the Counter–Reformation, the Jesuit priest Antonio Possevino, and the renowned publisher Aldo Manuzio junior. In this milieu the catholic refounding of knowledge affected the whole horizon of «interdependent semiotic systems» (Jurij Lotman), from the monumental sphere, with the celebration of the pontiff’s various initiatives in art and town planning, to the classical literatures themselves, which were subjected to a complex work of deconstruction, «expurgatio» and rewriting in line with the new spiritual requirements, the preeminent example of this reconversion (indeed, conversion «tout court», in a specifically moralistic–religious sense) being visible in the centos. Far from being hostile, it actually complemented the equally flourishing literary activity in the vernacular, supremely in the spiritual and celebratory work of Tasso in his Roman phase.

Nel quinquennio del pontificato di Sisto V Peretti (24 aprile 1585 – 27 agosto 1590), si assiste ad una programmatica opera di risemantizzazione in chiave tridentina della Tradizione Classica e Classicistica, che si esprime in una notevole fioritura della produzione neolatina, fra i cui maggiori esponenti e sostenitori vanno annoverati letterati quali Silvio Antoniano, Angelo Rocca, Ercole Ciofano, Giulio Roscio da Orte («Hortino»), i numerosi esponenti della famiglia Capilupi, nonché un alfiere della Controriforma quale il padre gesuita Antonio Possevino, ed un editore della rinomanza di Aldo Manuzio junior. In tale ambiente, la rifondazione cattolica del sapere investe tutto l’orizzonte dei «sistemi semiotici interdipendenti» (Jurij Lotman), estendendosi dalla sfera monumentale, con la celebrazione delle numerose iniziative artistiche ed urbanistiche del pontefice, alle stesse letterature classiche, sottoposte ad una complessa opera di smontaggio, «expurgatio» e ricomposizione secondo le nuove esigenze spirituali, e l’esempio preclaro di tale riconversione (anzi conversione «tout court», in senso specificamente moralistico–religioso) è rappresentato dalla pratica centonaria. Il tutto in una posizione non antitetica, bensì complementare, all’altrettanto rigogliosa attività letteraria in volgare, che ha nel Tasso romano, spirituale e celebrativo, il suo massimo rappresentante.

Il tardo Umanesimo nella Roma di Sisto V (e del Tasso) / SARNELLI M. - (2011), pp. 50-56.

Il tardo Umanesimo nella Roma di Sisto V (e del Tasso)

SARNELLI, Mauro
2011

Abstract

Nel quinquennio del pontificato di Sisto V Peretti (24 aprile 1585 – 27 agosto 1590), si assiste ad una programmatica opera di risemantizzazione in chiave tridentina della Tradizione Classica e Classicistica, che si esprime in una notevole fioritura della produzione neolatina, fra i cui maggiori esponenti e sostenitori vanno annoverati letterati quali Silvio Antoniano, Angelo Rocca, Ercole Ciofano, Giulio Roscio da Orte («Hortino»), i numerosi esponenti della famiglia Capilupi, nonché un alfiere della Controriforma quale il padre gesuita Antonio Possevino, ed un editore della rinomanza di Aldo Manuzio junior. In tale ambiente, la rifondazione cattolica del sapere investe tutto l’orizzonte dei «sistemi semiotici interdipendenti» (Jurij Lotman), estendendosi dalla sfera monumentale, con la celebrazione delle numerose iniziative artistiche ed urbanistiche del pontefice, alle stesse letterature classiche, sottoposte ad una complessa opera di smontaggio, «expurgatio» e ricomposizione secondo le nuove esigenze spirituali, e l’esempio preclaro di tale riconversione (anzi conversione «tout court», in senso specificamente moralistico–religioso) è rappresentato dalla pratica centonaria. Il tutto in una posizione non antitetica, bensì complementare, all’altrettanto rigogliosa attività letteraria in volgare, che ha nel Tasso romano, spirituale e celebrativo, il suo massimo rappresentante.
978-88-96714-06-5
The five years of the pontificate of Sixtus V Peretti (24 April 1585 – 27 August 1590) saw a systematic work of Tridentine–inspired re–semanticization of the Classical and Classicistic Tradition, which was expressed in a notable flowering of neo–Latin work, whose major exponents included literary figures such as Silvio Antoniano, Angelo Rocca, Ercole Ciofano, Giulio Roscio da Orte («Hortino») and various members of the Capilupi family, as well as a prominent torchbearer of the Counter–Reformation, the Jesuit priest Antonio Possevino, and the renowned publisher Aldo Manuzio junior. In this milieu the catholic refounding of knowledge affected the whole horizon of «interdependent semiotic systems» (Jurij Lotman), from the monumental sphere, with the celebration of the pontiff’s various initiatives in art and town planning, to the classical literatures themselves, which were subjected to a complex work of deconstruction, «expurgatio» and rewriting in line with the new spiritual requirements, the preeminent example of this reconversion (indeed, conversion «tout court», in a specifically moralistic–religious sense) being visible in the centos. Far from being hostile, it actually complemented the equally flourishing literary activity in the vernacular, supremely in the spiritual and celebratory work of Tasso in his Roman phase.
Il tardo Umanesimo nella Roma di Sisto V (e del Tasso) / SARNELLI M. - (2011), pp. 50-56.
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