The aim of this essay is to investigate «per specimina» the consonance of Quadrio’s poetics with the literary and theoretical outlines of some of the most important members of the Academy of Arcadia in its first fifty years. Although we know that Quadrio entered the Milanese Colony of the Arcadia with the sobriquet of Ornisco Ippocreneo in the years (1743-1766) of Michele Giuseppe Morei’s superintendency («Custodiato»), any biographical evidence that links the scholar to the institution is extremely scarce. Therefore, in Quadrio’s poetics relive together — to be sure in an updated version — several elements taken from the «Arcadic lineage» (Carducci): Crescimbeni’s partiality for the «grazia», as well as Gravina’s rationalistic emphasis on a «poetical science» built upon Greek models. This last feature takes in Quadrio a particularly “metastasian” nuance: hence his warm praise of Metastasio. Notwithstanding, all consonance between Quadrio’s theoretical stance and the other Arcadians’ must take into account Quadrio’s reasoned and informed dissent towards both Crescimbeni’s historiographical and poetical oeuvre, and Gravina’s critical and dramaturgical works. As for the former, Quadrio admires him but dismisses all elements of late–baroque permanence heritage that he rightly perceives in Crescimbeni’s oeuvre; as for the latter, whereas Quadrio follows Gravina in his condemnation of Seneca’s dramatic style, he dismisses Gravina’s strictness on the use of the rhyme and on the «simplicity» of the pastoral drama; above all, Quadrio strongly dislikes Gravina’s tragedies. Quadrio’s independence of judgement on the topic of Arcadia’s poetical theories is a strong element towards a better comprehension of his oeuvre. Within a clear Arcadian model Quadrio’s judgement pays heed to some of the most relevant literary and artistic theories of the first half of the Eighteenth century. One can say, in the end, that his was a judgement formed and molded by the Roman Arcadia and its ramifications, although somewhat from afar.

Obiettivo del saggio è di indagare «per specimina» le consonanze della poetica del Quadrio con le linee teoriche e letterarie di alcuni dei maggiori esponenti dell’Accademia dell’Arcadia nel primo cinquantennio della sua storia, considerata in primo luogo l’esiguità delle notizie biografiche che legano l’erudito a quest’istituzione, alla cui Colonia Milanese (o Insubrica) viene ascritto, con il nome di Ornisco Ippocreneo, durante il custodiato di Michele Giuseppe Morei (1743-1766). Cercando di illuminare le ascendenze del Quadrio all’interno dell’«asse arcadico» (Carducci), si possono individuare “in controluce” i lineamenti di una poetica nella quale convivono — rivissuti naturalmente in senso aggiornato — sia la predilezione del Crescimbeni per la «grazia», elemento in essa centrale, sia il razionalistico richiamo del Gravina ad una «scienza poetica» fondata sui modelli greci, tratto che nel Quadrio emerge secondo una “declinazione” metastasiana: ed infatti al Metastasio sono da lui rivolte lodi particolarmente significative. Tali punti di contatto si inscrivono naturalmente in un dialogo serrato, non esente da argomentati dissensi, per un verso con l’opera storiografica e poetica del Crescimbeni; per un altro, con quella critica e drammaturgica del Gravina, delle quali il Quadrio mostra di avere una conoscenza approfondita. Come dunque l’ammirazione dell’erudito per il Crescimbeni non esclude un palese rifiuto del retaggio tardobarocco da lui percepito in quest’ultimo; così la consonanza con il Gravina nella condanna del Seneca tragico non gli impedisce un’incolmabile lontananza dalla severità da quello propugnata in merito al rifiuto della rima ed alla «semplicità» delle favole pastorali, e soprattutto un giudizio negativo sulle tragedie graviniane. Le luci e le ombre gettate dal Quadrio sulle poetiche arcadiche contribuiscono in maniera non secondaria a far emergere dalla mole erudita della sua opera, di matrice anch’essa saldamente arcadica, la varia fenomenologia di un gusto che con singolare libertà si confronta con alcune delle maggiori linee letterarie ed artistiche della prima metà del Settecento, un gusto nel quale l’Accademia romana e le sue diramazioni hanno lasciata un’impronta inequivocabile, sia pure talora in lontananza.

Quadrio e le poetiche arcadiche / Sarnelli, Mauro. - (2010), pp. 133-166.

Quadrio e le poetiche arcadiche

SARNELLI, Mauro
2010

Abstract

Obiettivo del saggio è di indagare «per specimina» le consonanze della poetica del Quadrio con le linee teoriche e letterarie di alcuni dei maggiori esponenti dell’Accademia dell’Arcadia nel primo cinquantennio della sua storia, considerata in primo luogo l’esiguità delle notizie biografiche che legano l’erudito a quest’istituzione, alla cui Colonia Milanese (o Insubrica) viene ascritto, con il nome di Ornisco Ippocreneo, durante il custodiato di Michele Giuseppe Morei (1743-1766). Cercando di illuminare le ascendenze del Quadrio all’interno dell’«asse arcadico» (Carducci), si possono individuare “in controluce” i lineamenti di una poetica nella quale convivono — rivissuti naturalmente in senso aggiornato — sia la predilezione del Crescimbeni per la «grazia», elemento in essa centrale, sia il razionalistico richiamo del Gravina ad una «scienza poetica» fondata sui modelli greci, tratto che nel Quadrio emerge secondo una “declinazione” metastasiana: ed infatti al Metastasio sono da lui rivolte lodi particolarmente significative. Tali punti di contatto si inscrivono naturalmente in un dialogo serrato, non esente da argomentati dissensi, per un verso con l’opera storiografica e poetica del Crescimbeni; per un altro, con quella critica e drammaturgica del Gravina, delle quali il Quadrio mostra di avere una conoscenza approfondita. Come dunque l’ammirazione dell’erudito per il Crescimbeni non esclude un palese rifiuto del retaggio tardobarocco da lui percepito in quest’ultimo; così la consonanza con il Gravina nella condanna del Seneca tragico non gli impedisce un’incolmabile lontananza dalla severità da quello propugnata in merito al rifiuto della rima ed alla «semplicità» delle favole pastorali, e soprattutto un giudizio negativo sulle tragedie graviniane. Le luci e le ombre gettate dal Quadrio sulle poetiche arcadiche contribuiscono in maniera non secondaria a far emergere dalla mole erudita della sua opera, di matrice anch’essa saldamente arcadica, la varia fenomenologia di un gusto che con singolare libertà si confronta con alcune delle maggiori linee letterarie ed artistiche della prima metà del Settecento, un gusto nel quale l’Accademia romana e le sue diramazioni hanno lasciata un’impronta inequivocabile, sia pure talora in lontananza.
978-88-90-50660-4
The aim of this essay is to investigate «per specimina» the consonance of Quadrio’s poetics with the literary and theoretical outlines of some of the most important members of the Academy of Arcadia in its first fifty years. Although we know that Quadrio entered the Milanese Colony of the Arcadia with the sobriquet of Ornisco Ippocreneo in the years (1743-1766) of Michele Giuseppe Morei’s superintendency («Custodiato»), any biographical evidence that links the scholar to the institution is extremely scarce. Therefore, in Quadrio’s poetics relive together — to be sure in an updated version — several elements taken from the «Arcadic lineage» (Carducci): Crescimbeni’s partiality for the «grazia», as well as Gravina’s rationalistic emphasis on a «poetical science» built upon Greek models. This last feature takes in Quadrio a particularly “metastasian” nuance: hence his warm praise of Metastasio. Notwithstanding, all consonance between Quadrio’s theoretical stance and the other Arcadians’ must take into account Quadrio’s reasoned and informed dissent towards both Crescimbeni’s historiographical and poetical oeuvre, and Gravina’s critical and dramaturgical works. As for the former, Quadrio admires him but dismisses all elements of late–baroque permanence heritage that he rightly perceives in Crescimbeni’s oeuvre; as for the latter, whereas Quadrio follows Gravina in his condemnation of Seneca’s dramatic style, he dismisses Gravina’s strictness on the use of the rhyme and on the «simplicity» of the pastoral drama; above all, Quadrio strongly dislikes Gravina’s tragedies. Quadrio’s independence of judgement on the topic of Arcadia’s poetical theories is a strong element towards a better comprehension of his oeuvre. Within a clear Arcadian model Quadrio’s judgement pays heed to some of the most relevant literary and artistic theories of the first half of the Eighteenth century. One can say, in the end, that his was a judgement formed and molded by the Roman Arcadia and its ramifications, although somewhat from afar.
Quadrio e le poetiche arcadiche / Sarnelli, Mauro. - (2010), pp. 133-166.
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