This essay is based on a cross–reading of Monti’s Letters and of the «Atti Arcadici», which demonstrates that the month of August 1779 was entirely dedicated to the celebrations of the Pontiff, Pio VI Braschi, for whom the Academy summoned three «Adunanze Generali»: the first «Ordinaria» (on the 12th), the others «Straordinarie» (on the 19th and 22nd). On the second occasion, the author publicly read the first version of his «Prosopopoeia of Pericles», printed in the same year; the setting of the reading strikes as one of extreme magnificence, both stately and “ritualized”, that conjugates the «sublime», in an encomiastic sense, with the «mundane framing» (Gennaro Barbarisi) of the celebration. Monti made changes to his Ode no less than six times on a time span of forty-seven years (1779-1826): the philological and critical analysis of the variants is one of the focuses of the essay. To understand the sense and the nature of the «Prosopopoeia of Pericles» it is also important to remember its connection with the head of Pericles found in Cassio’s villa at Tivoli, on the site of one of the excavations promoted by Pio VI’s cultural politics; due to the intervention of Ennio Quirino Visconti, the head was later placed in the Hall of the Muses of the Museum Pio–Clementino: the Ode found its place next to it in 1784. Another focus of this essay is the investigation of classical and neo–classical macro– and micro–sources of the «Prosopopoeia», together with the analysis of the cultural and literary context that underlies Monti’s continuous reworking of it: a process that projects the «Prosopopoeia» beyond its original academic context, the one of the second Arcadia. The «Prosopopoeia» acquires in the end a deeper significance that explains both Monti’s unwavering fascination for it, and its success among the critics, first of all Carducci, that saw in the Ode the junction between the first two «series» of Monti’s poetic activity. In this Ode, in fact, the memory and the permanence of antiquity are celebrated in a number of keys: from archeology to encomium, from arcadic “cantabile” style to neo–classical ferment, from neo–humanistic inspiration to “sublime” enthusiasm.

Il saggio prende le mosse dalla lettura incrociata dell’epistolario del Monti e degli «Atti Arcadici», dai quali si ricava che il mese di agosto del 1779 è interamente dedicato alle celebrazioni in onore del pontefice regnante, Pio VI Braschi, per cui vengono indette tre «Adunanze Generali» dell’Accademia: la prima «Ordinaria» (il giorno 12), le restanti due «Straordinarie» (i giorni 19 e 22). Nella seconda di esse viene letta dall’autore la prima versione della «Prosopopea di Pericle» — stampata nello stesso anno —, entro un contesto che emerge in tutta la sua fastosità, aulica e “rituale”, coniugando il «sublime», inteso naturalmente in senso encomiastico, con la «cornice mondana» (Gennaro Barbarisi) della celebrazione. Il testo dell’ode letto in quest’occasione viene rielaborato dal Monti ben sei volte, e l’analisi filologica e critica delle varianti prodotte in una storia redazionale durata quarantasette anni (dal 1779 al 1826), costituisce uno dei centri del saggio. Per comprendere il senso e la natura della «Prosopopea di Pericle», è inoltre fondamentale tenere presente il suo collegamento con l’erma del «vir illustris» ateniese, rinvenuta nella villa di Cassio a Tivoli, in una delle campagne di scavi promosse dalla politica archeologico–culturale di Pio VI, e collocata nella Sala delle Muse del Museo Pio–Clementino, grazie ad Ennio Quirino Visconti, accanto alla quale nel 1784 l’ode viene esposta. L’indagine sulle macro– e micro–“fonti” classiche e classicistiche della «Prosopopea» è un altro degli snodi centrali del saggio, insieme all’analisi del contesto storico–culturale e storico–letterario entro il quale si vengono a trovare le rielaborazioni montiane dell’ode, che la conducono anche oltre l’originario àmbito accademico. Calata la sua ideazione nel contesto dell’«iter» letterario dell’autore, ed in quelli strettamente intersecantisi dei «Fasti di Pio VI» e della seconda Arcadia, seguìto il suo percorso compositivo attraverso l’analisi delle varianti, focalizzate le sue tensioni poetiche ed ideali, la «Prosopopea» acquista un vólto ed un significato che rendono ragione del non sopito interesse dell’autore per essa, e della sua fortuna critica, sancita dal Carducci, che la individua come lo snodo di transizione fra le prime due «serie» dell’attività poetica montiana. Nella nostra ode, infatti, la celebrazione della memoria e del ritorno dell’antico viene declinata dall’autore in una pluralità di chiavi, che spaziano dall’archeologia all’encomiastica, dalla cantabilità arcadica ai fermenti neoclassici, dall’afflato neoumanistico all’entusiasmo sublime.

La «Prosopopea di Pericle» in Arcadia e oltre / Sarnelli, Mauro. - II, Monti nella Roma di Pio VI:(2006), pp. 125-174.

La «Prosopopea di Pericle» in Arcadia e oltre

SARNELLI, Mauro
2006

Abstract

Il saggio prende le mosse dalla lettura incrociata dell’epistolario del Monti e degli «Atti Arcadici», dai quali si ricava che il mese di agosto del 1779 è interamente dedicato alle celebrazioni in onore del pontefice regnante, Pio VI Braschi, per cui vengono indette tre «Adunanze Generali» dell’Accademia: la prima «Ordinaria» (il giorno 12), le restanti due «Straordinarie» (i giorni 19 e 22). Nella seconda di esse viene letta dall’autore la prima versione della «Prosopopea di Pericle» — stampata nello stesso anno —, entro un contesto che emerge in tutta la sua fastosità, aulica e “rituale”, coniugando il «sublime», inteso naturalmente in senso encomiastico, con la «cornice mondana» (Gennaro Barbarisi) della celebrazione. Il testo dell’ode letto in quest’occasione viene rielaborato dal Monti ben sei volte, e l’analisi filologica e critica delle varianti prodotte in una storia redazionale durata quarantasette anni (dal 1779 al 1826), costituisce uno dei centri del saggio. Per comprendere il senso e la natura della «Prosopopea di Pericle», è inoltre fondamentale tenere presente il suo collegamento con l’erma del «vir illustris» ateniese, rinvenuta nella villa di Cassio a Tivoli, in una delle campagne di scavi promosse dalla politica archeologico–culturale di Pio VI, e collocata nella Sala delle Muse del Museo Pio–Clementino, grazie ad Ennio Quirino Visconti, accanto alla quale nel 1784 l’ode viene esposta. L’indagine sulle macro– e micro–“fonti” classiche e classicistiche della «Prosopopea» è un altro degli snodi centrali del saggio, insieme all’analisi del contesto storico–culturale e storico–letterario entro il quale si vengono a trovare le rielaborazioni montiane dell’ode, che la conducono anche oltre l’originario àmbito accademico. Calata la sua ideazione nel contesto dell’«iter» letterario dell’autore, ed in quelli strettamente intersecantisi dei «Fasti di Pio VI» e della seconda Arcadia, seguìto il suo percorso compositivo attraverso l’analisi delle varianti, focalizzate le sue tensioni poetiche ed ideali, la «Prosopopea» acquista un vólto ed un significato che rendono ragione del non sopito interesse dell’autore per essa, e della sua fortuna critica, sancita dal Carducci, che la individua come lo snodo di transizione fra le prime due «serie» dell’attività poetica montiana. Nella nostra ode, infatti, la celebrazione della memoria e del ritorno dell’antico viene declinata dall’autore in una pluralità di chiavi, che spaziano dall’archeologia all’encomiastica, dalla cantabilità arcadica ai fermenti neoclassici, dall’afflato neoumanistico all’entusiasmo sublime.
88-323-6053-5
This essay is based on a cross–reading of Monti’s Letters and of the «Atti Arcadici», which demonstrates that the month of August 1779 was entirely dedicated to the celebrations of the Pontiff, Pio VI Braschi, for whom the Academy summoned three «Adunanze Generali»: the first «Ordinaria» (on the 12th), the others «Straordinarie» (on the 19th and 22nd). On the second occasion, the author publicly read the first version of his «Prosopopoeia of Pericles», printed in the same year; the setting of the reading strikes as one of extreme magnificence, both stately and “ritualized”, that conjugates the «sublime», in an encomiastic sense, with the «mundane framing» (Gennaro Barbarisi) of the celebration. Monti made changes to his Ode no less than six times on a time span of forty-seven years (1779-1826): the philological and critical analysis of the variants is one of the focuses of the essay. To understand the sense and the nature of the «Prosopopoeia of Pericles» it is also important to remember its connection with the head of Pericles found in Cassio’s villa at Tivoli, on the site of one of the excavations promoted by Pio VI’s cultural politics; due to the intervention of Ennio Quirino Visconti, the head was later placed in the Hall of the Muses of the Museum Pio–Clementino: the Ode found its place next to it in 1784. Another focus of this essay is the investigation of classical and neo–classical macro– and micro–sources of the «Prosopopoeia», together with the analysis of the cultural and literary context that underlies Monti’s continuous reworking of it: a process that projects the «Prosopopoeia» beyond its original academic context, the one of the second Arcadia. The «Prosopopoeia» acquires in the end a deeper significance that explains both Monti’s unwavering fascination for it, and its success among the critics, first of all Carducci, that saw in the Ode the junction between the first two «series» of Monti’s poetic activity. In this Ode, in fact, the memory and the permanence of antiquity are celebrated in a number of keys: from archeology to encomium, from arcadic “cantabile” style to neo–classical ferment, from neo–humanistic inspiration to “sublime” enthusiasm.
La «Prosopopea di Pericle» in Arcadia e oltre / Sarnelli, Mauro. - II, Monti nella Roma di Pio VI:(2006), pp. 125-174.
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