The essay focuses on the tragedy «I Santi Innocenti» (printed for the first time in 1604) by Malatesta Porta, a man of letters best known for championing and commenting on the work of Tasso, with whom he corresponded. Already in the short preface Porta tends to underline the «novitas dicendi» of his work, resorting to a post–Tridentine moralistic–religious polemic against the Classical and Classicistic Tradition of secular tragedy, a polemic that led him to openly question Aristotle’s precept of the protagonist occupying a middle state between innocence and guilt, which Porta had already challenged in an exchange of letters with the Genoese religious man of letters Angelo Grillo. Reinterpreting Aristotle’s «auctoritas», Porta tended to give much more weight to the sentiment of pity over fear in the process leading to tragic catharsis, a choice that came to represent the «Stimmung» of counter–Reformation–Baroque sacred tragedy, which leaned intentionally towards edifying pathos. Research on the Classical, Christian and vernacular “sources” of the tragedy shows how well the author trod the subtle path between deference to Aristotelian–Horatian orthodoxy and the “shift” towards martyrology, as happened at the time in the plays produced, principally but not exclusively, by the Jesuits. The textual analysis of the tragedy, which is presented without the acts divided into scenes, is mainly intended to bring out the various historical–literary and cultural threads in a work that is not only particularly significant for some of the possible outcomes of the relation between sacred and profane, but that was also part of a multi–faceted dramatic canon which even the greatest authors of the eighteenth and nineteenth centuries felt obliged to come to terms with.

Il saggio è incentrato sulla tragedia «I Santi Innocenti» di Malatesta Porta (stampata per la prima volta nel 1604), letterato meglio noto come difensore e postillatore del Tasso, con il quale ha uno scambio epistolare e poetico. Fin dalla breve avvertenza iniziale, il Porta tende a sottolineare la «novitas dicendi» della propria opera, con il ricorso ad una polemica moralistico–religiosa di chiara matrice postridentina contro la Tradizione classica e classicistica della tragedia profana, polemica che sfocia nell’aperta messa in discussione del precetto di Aristotele relativo al protagonista «intermedio» fra innocenza e colpa, che l’autore aveva già avuto modo di discutere in uno scambio epistolare con il letterato religioso genovese Angelo Grillo. Reinterpretando l’«auctoritas» di Aristotele, il Porta tende scopertamente a privilegiare il sentimento della pietà su quello della paura nel condurre alla catarsi tragica, un privilegiamento che viene a rappresentare la «Stimmung» delle tragedie sacre controriformistico–barocche, viranti in maniera intenzionale verso il patetico edificante. L’indagine sulle “fonti” classiche, cristiane e volgari della tragedia fa emergere come l’autore si collochi abilmente nel sottile discrimine tra l’ossequio nei confronti dell’ortodossia aristotelico–oraziana e lo “scarto” in direzione martirologica, come al contempo avveniva nel teatro prodotto in primo luogo, ma non esclusivamente, dai rappresentanti della Compagnia di Gesù. L’analisi testuale della tragedia, che si presenta senza la divisione degli atti in scene, ha come intento precipuo quello di cercare di porre in luce le molteplici trame storico–letterarie e culturali che intessono un’opera non solo particolarmente significativa di alcuni fra i possibili esiti del rapporto tra sacro e profano, ma che costituisce altresì uno snodo non secondario nella creazione dello sfaccettato canone drammaturgico con cui gli autori, anche massimi, sette–ottocenteschi si troveranno a confrontare.

Tragico e sacro all’ombra del Tasso: «I Santi Innocenti» di Malatesta Porta / Sarnelli, Mauro. - (2009), pp. 155-182.

Tragico e sacro all’ombra del Tasso: «I Santi Innocenti» di Malatesta Porta

SARNELLI, Mauro
2009

Abstract

Il saggio è incentrato sulla tragedia «I Santi Innocenti» di Malatesta Porta (stampata per la prima volta nel 1604), letterato meglio noto come difensore e postillatore del Tasso, con il quale ha uno scambio epistolare e poetico. Fin dalla breve avvertenza iniziale, il Porta tende a sottolineare la «novitas dicendi» della propria opera, con il ricorso ad una polemica moralistico–religiosa di chiara matrice postridentina contro la Tradizione classica e classicistica della tragedia profana, polemica che sfocia nell’aperta messa in discussione del precetto di Aristotele relativo al protagonista «intermedio» fra innocenza e colpa, che l’autore aveva già avuto modo di discutere in uno scambio epistolare con il letterato religioso genovese Angelo Grillo. Reinterpretando l’«auctoritas» di Aristotele, il Porta tende scopertamente a privilegiare il sentimento della pietà su quello della paura nel condurre alla catarsi tragica, un privilegiamento che viene a rappresentare la «Stimmung» delle tragedie sacre controriformistico–barocche, viranti in maniera intenzionale verso il patetico edificante. L’indagine sulle “fonti” classiche, cristiane e volgari della tragedia fa emergere come l’autore si collochi abilmente nel sottile discrimine tra l’ossequio nei confronti dell’ortodossia aristotelico–oraziana e lo “scarto” in direzione martirologica, come al contempo avveniva nel teatro prodotto in primo luogo, ma non esclusivamente, dai rappresentanti della Compagnia di Gesù. L’analisi testuale della tragedia, che si presenta senza la divisione degli atti in scene, ha come intento precipuo quello di cercare di porre in luce le molteplici trame storico–letterarie e culturali che intessono un’opera non solo particolarmente significativa di alcuni fra i possibili esiti del rapporto tra sacro e profano, ma che costituisce altresì uno snodo non secondario nella creazione dello sfaccettato canone drammaturgico con cui gli autori, anche massimi, sette–ottocenteschi si troveranno a confrontare.
978-88-8422-840-6
The essay focuses on the tragedy «I Santi Innocenti» (printed for the first time in 1604) by Malatesta Porta, a man of letters best known for championing and commenting on the work of Tasso, with whom he corresponded. Already in the short preface Porta tends to underline the «novitas dicendi» of his work, resorting to a post–Tridentine moralistic–religious polemic against the Classical and Classicistic Tradition of secular tragedy, a polemic that led him to openly question Aristotle’s precept of the protagonist occupying a middle state between innocence and guilt, which Porta had already challenged in an exchange of letters with the Genoese religious man of letters Angelo Grillo. Reinterpreting Aristotle’s «auctoritas», Porta tended to give much more weight to the sentiment of pity over fear in the process leading to tragic catharsis, a choice that came to represent the «Stimmung» of counter–Reformation–Baroque sacred tragedy, which leaned intentionally towards edifying pathos. Research on the Classical, Christian and vernacular “sources” of the tragedy shows how well the author trod the subtle path between deference to Aristotelian–Horatian orthodoxy and the “shift” towards martyrology, as happened at the time in the plays produced, principally but not exclusively, by the Jesuits. The textual analysis of the tragedy, which is presented without the acts divided into scenes, is mainly intended to bring out the various historical–literary and cultural threads in a work that is not only particularly significant for some of the possible outcomes of the relation between sacred and profane, but that was also part of a multi–faceted dramatic canon which even the greatest authors of the eighteenth and nineteenth centuries felt obliged to come to terms with.
Tragico e sacro all’ombra del Tasso: «I Santi Innocenti» di Malatesta Porta / Sarnelli, Mauro. - (2009), pp. 155-182.
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