This work deals with possible scenarios in contemporary Sardinia in the aftermath of the crisis in the petrochemical industry that led to the abandonment of the countryside, thereby jeopardising the survival of traditional activities. We propose the possibility that durable development can take place, as long as care is taken not to destroy the basis of its own social and ecological reproducibility. We underline in our work the importance of social cooperation together with local knowledge and the role of social entrepreneurs who invest in “hidden, wasted or badly used” resources, with the aim of creating personal and social empowerment. The local knowledge recuperated within the framework of the right to an active life is a guarantee for durable development and may represent a resource for future welfare.

Il saggio tratta degli scenari ipotizzabili nella Sardegna contemporanea dopo la crisi dell’industria petrolchimica che ha comportato l’abbandono della terra e la scomparsa delle attività tradizionali. Si sostiene la possibilità di uno sviluppo durabile, perché attento – in situazioni di scarsità - a non distruggere le basi della sua riproducibilità, che sono sociali ed ecologiche. La prospettiva della solidarietà si esplicita nel ruolo che le imprese sociali possono giocare in questo sviluppo non solo nel senso che l’armonizzazione avviene attraverso politiche sociali attente a contrastare gli squilibri della crescita e a tenere coesa la generazione presente (solidarietà sincronica), ma anche nel senso che la prudenza ecologica si può realizzare grazie a politiche ambientali tese al rispetto della natura (né saccheggio, né vetrina), verso l’obiettivo di consegnare alle generazioni future un pianeta in buona salute (solidarietà diacronica). Si evidenzia qui insieme ai saperi locali il ruolo dell’impresa sociale nella prospettiva della solidarietà, attraverso l’iniziativa degli imprenditori sociali che investono sulle risorse “nascoste, sprecate o maleutilizzate”, recuperando i saperi locali e facendo leva sulle potenzialità delle persone. Compito dell’impresa sociale non è infatti solo quello di produrre beni, ma attivare cittadinanza e partecipazione. Si sottolinea l’importanza che la programmazione pubblica concepisca uno sviluppo multidimensionale per uno sviluppo inteso come processo decisionale che non prescinde dagli attori locali, ma proprio da essi trae la sua originalità. I saperi locali recuperati nella logica dei diritti alla vita attiva sono in sostanza i custodi dello sviluppo durabile e possono rappresentare una risorsa per il welfare futuro.

La prospettiva della solidarietà nello sviluppo durabile / PIGA M.L.. - (2011), pp. 289-304.

La prospettiva della solidarietà nello sviluppo durabile

PIGA, Maria Lucia
2011

Abstract

Il saggio tratta degli scenari ipotizzabili nella Sardegna contemporanea dopo la crisi dell’industria petrolchimica che ha comportato l’abbandono della terra e la scomparsa delle attività tradizionali. Si sostiene la possibilità di uno sviluppo durabile, perché attento – in situazioni di scarsità - a non distruggere le basi della sua riproducibilità, che sono sociali ed ecologiche. La prospettiva della solidarietà si esplicita nel ruolo che le imprese sociali possono giocare in questo sviluppo non solo nel senso che l’armonizzazione avviene attraverso politiche sociali attente a contrastare gli squilibri della crescita e a tenere coesa la generazione presente (solidarietà sincronica), ma anche nel senso che la prudenza ecologica si può realizzare grazie a politiche ambientali tese al rispetto della natura (né saccheggio, né vetrina), verso l’obiettivo di consegnare alle generazioni future un pianeta in buona salute (solidarietà diacronica). Si evidenzia qui insieme ai saperi locali il ruolo dell’impresa sociale nella prospettiva della solidarietà, attraverso l’iniziativa degli imprenditori sociali che investono sulle risorse “nascoste, sprecate o maleutilizzate”, recuperando i saperi locali e facendo leva sulle potenzialità delle persone. Compito dell’impresa sociale non è infatti solo quello di produrre beni, ma attivare cittadinanza e partecipazione. Si sottolinea l’importanza che la programmazione pubblica concepisca uno sviluppo multidimensionale per uno sviluppo inteso come processo decisionale che non prescinde dagli attori locali, ma proprio da essi trae la sua originalità. I saperi locali recuperati nella logica dei diritti alla vita attiva sono in sostanza i custodi dello sviluppo durabile e possono rappresentare una risorsa per il welfare futuro.
978-88-568-3907-4
This work deals with possible scenarios in contemporary Sardinia in the aftermath of the crisis in the petrochemical industry that led to the abandonment of the countryside, thereby jeopardising the survival of traditional activities. We propose the possibility that durable development can take place, as long as care is taken not to destroy the basis of its own social and ecological reproducibility. We underline in our work the importance of social cooperation together with local knowledge and the role of social entrepreneurs who invest in “hidden, wasted or badly used” resources, with the aim of creating personal and social empowerment. The local knowledge recuperated within the framework of the right to an active life is a guarantee for durable development and may represent a resource for future welfare.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11388/71368
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact