The argument of this essay ranges across an extensive and varied period of time, starting from an exploration of the main classical “sources” of the genres of biography and historiography, and taking in the hagiography of Christian martyrs in late antiquity, and in particular the works between the IV and VI centuries that marked the beginning of this composite genre in the West and that include the «Vita Antonii», Pontius’s Life of Cyprian, Paulinus’s of Ambrose, Possidius’s of Augustine, Sulpitius Severus’s of Martin, and Jerome’s of Hilarion, as well as his «Epitaphium sanctae Paulae» and the «Vitae Pauli monachi» and «Malchi»; until the fundamental contributions of two authors of the spiritual and literary stature of Gregory the Great and Gregory of Tours. Alongside the typology of the Saint, that of the «vir illustris» continued to hold its own in the High Middle Ages, and, to represent it, the multiform classical genre adopted for it was subjected to a complex Christian «renovatio». This was first undertaken by Jerome, and it saw further doctrinal shifts with Gennadius of Marseille, and more specifically political–ecclesiastical shifts with Isidore of Seville and Ildephonsus of Toledo, as the geographical confines of the genre shrank. The later products of mediaeval encyclopaedism embraced a European cultural reality, whose distinctive expressions were the «Liber de vita et moribus philosophorum» by the pseudo Walter Burley, the «Speculum historiale» by Vincent de Beauvais, the «Policraticus» by John of Salisbury, and, as regards Italian historiography, the «Chronicon» by Benzo d’Alessandria, and, above all, both the «De viris illustribus» by Giovanni Colonna and by Guglielmo da Pastrengo. From Jerome to the premises for Petrarch’s and Boccaccio’s reform/revolution, the complex and varied phenomenology of the biographical genre became pervasive, making its presence seem natural in other literary genres too, particularly in letter–writing and historiography, which were already predisposed to welcome input of all kinds: from autobiographical narrative to biography, from celebratory oratory to the requirements of literary, socio–political, ethical–religious conventions. The essay, then, does not claim to offer a theoretical model for a representative typology, but, more concretely, samples of the various textual typologies which can be included under the umbrella term of biography. This is partly because, at the dawn of Humanism, this genre was marked by the co–presence of various literary forms (dialogues, treatises, portraits, collections etc.) and various human models (the hero, the sage, the layman, the priest etc.), which was possible by virtue of the experience and the models provided by the previous multi–faceted Tradition, confirming the “relatively multi–form nature” of the biographical genre, whose structures were flexible, without relaxing their specific rhetorical identity.

L’arco cronologico che fornisce le coordinate temporali al saggio è ampio e ricco di variazioni, e prende le mosse da una ricognizione delle principali “fonti” classiche dei generi biografico e storiografico, passando all’agiografia martiriale prodotta nella tarda antichità, ed in particolare alle opere che, fra il IV ed il VI secolo, segnano in Occidente l’inizio di questo composito genere, e che vanno dalla «Vita Antonii», a quelle «Cypriani» (di Ponzio), «Ambrosii» (di Paolino di Milano), ed «Augustini» (di Possidio), «Martini» (di Sulpicio Severo), ed «Hilarionis», oltre all’«Epitaphium sanctae Paulae» (entrambe di Gerolamo, a cui si devono anche le «Vitae Pauli monachi» e «Malchi»); sino agli apporti fondamentali di due autori della levatura spirituale e letteraria di Gregorio Magno e di Gregorio di Tours. Parallela alla tipologia del Santo o della Santa, nell’Alto Medioevo continua a mantenere una sua vitalità quella del «vir illustris», per rappresentare la quale il pluriforme genere classico ad essa destinato viene sottoposto ad una complessa «renovatio» cristiana, che viene operata in primo luogo da Gerolamo, e che registra degli ulteriori spostamenti in senso dottrinale con Gennadio di Marsiglia, ed in senso ancor più specificamente politico–ecclesiastico con Isidoro di Siviglia ed Ildefonso di Toledo, entro una prospettiva di sempre maggiore delimitazione geografica. I successivi prodotti dell’enciclopedismo medioevale abbracciano una realtà culturale europea, di cui sono espressioni distintive il «Liber de vita et moribus philosophorum» dello pseudo Walter Burley, lo «Speculum historiale» di Vincenzo di Beauvais, il «Policraticus» di Giovanni di Salisbury e, per quello che riguarda il nostro panorama storiografico, il «Chronicon» di Benzo d’Alessandria, e soprattutto i «De viris illustribus» di Giovanni Colonna e di Guglielmo da Pastrengo. Da Gerolamo alle premesse della rifondazione/rivoluzione compiuta dal Petrarca e dal Boccaccio, la complessa ed articolata fenomenologia del genere biografico assume un carattere pervasivo, che ne rende naturale la presenza anche in altri generi letterarî, quali in primo luogo l’epistolografia e la storiografia, sedi già di per sé predisposte ad accogliere i più diversi apporti: dalla narrazione autobiografica a quella, appunto, biografica, dall’oratoria celebrativa alle istanze di una normatività letteraria, socio–politica, etico–religiosa. L’itinerario delineato nel saggio non pretende, dunque, di assurgere a modello teorico dello svolgersi di una tipologia rappresentativa, ma si configura più concretamente quale tentativo di effettuare un’indagine, sia pure per campionatura, nelle varie tipologie testuali su cui è apponibile l’omnicomprensiva etichetta di biografia. Anche perché, alle soglie dell’Umanesimo, ci si confronterà in quest’àmbito con una situazione caratterizzata da una compresenza di diverse forme letterarie (dialoghi, trattati, medaglioni, raccolte etc.) e di diversi modelli umani (l’eroe, il saggio, il laico, il religioso etc.), che è possibile proprio in virtù delle consapevolezze e delle acquisizioni offerte dalla precedente sfaccettata Tradizione, a conferma della “multiformità relativa” del genere biografico, le cui strutture si flettono, ma non allentano la loro peculiare identità retorica.

Tipologie biografiche dall’Alto Medioevo al primo Trecento / SARNELLI M. - (2003), pp. 11-77.

Tipologie biografiche dall’Alto Medioevo al primo Trecento

SARNELLI, Mauro
2003

Abstract

L’arco cronologico che fornisce le coordinate temporali al saggio è ampio e ricco di variazioni, e prende le mosse da una ricognizione delle principali “fonti” classiche dei generi biografico e storiografico, passando all’agiografia martiriale prodotta nella tarda antichità, ed in particolare alle opere che, fra il IV ed il VI secolo, segnano in Occidente l’inizio di questo composito genere, e che vanno dalla «Vita Antonii», a quelle «Cypriani» (di Ponzio), «Ambrosii» (di Paolino di Milano), ed «Augustini» (di Possidio), «Martini» (di Sulpicio Severo), ed «Hilarionis», oltre all’«Epitaphium sanctae Paulae» (entrambe di Gerolamo, a cui si devono anche le «Vitae Pauli monachi» e «Malchi»); sino agli apporti fondamentali di due autori della levatura spirituale e letteraria di Gregorio Magno e di Gregorio di Tours. Parallela alla tipologia del Santo o della Santa, nell’Alto Medioevo continua a mantenere una sua vitalità quella del «vir illustris», per rappresentare la quale il pluriforme genere classico ad essa destinato viene sottoposto ad una complessa «renovatio» cristiana, che viene operata in primo luogo da Gerolamo, e che registra degli ulteriori spostamenti in senso dottrinale con Gennadio di Marsiglia, ed in senso ancor più specificamente politico–ecclesiastico con Isidoro di Siviglia ed Ildefonso di Toledo, entro una prospettiva di sempre maggiore delimitazione geografica. I successivi prodotti dell’enciclopedismo medioevale abbracciano una realtà culturale europea, di cui sono espressioni distintive il «Liber de vita et moribus philosophorum» dello pseudo Walter Burley, lo «Speculum historiale» di Vincenzo di Beauvais, il «Policraticus» di Giovanni di Salisbury e, per quello che riguarda il nostro panorama storiografico, il «Chronicon» di Benzo d’Alessandria, e soprattutto i «De viris illustribus» di Giovanni Colonna e di Guglielmo da Pastrengo. Da Gerolamo alle premesse della rifondazione/rivoluzione compiuta dal Petrarca e dal Boccaccio, la complessa ed articolata fenomenologia del genere biografico assume un carattere pervasivo, che ne rende naturale la presenza anche in altri generi letterarî, quali in primo luogo l’epistolografia e la storiografia, sedi già di per sé predisposte ad accogliere i più diversi apporti: dalla narrazione autobiografica a quella, appunto, biografica, dall’oratoria celebrativa alle istanze di una normatività letteraria, socio–politica, etico–religiosa. L’itinerario delineato nel saggio non pretende, dunque, di assurgere a modello teorico dello svolgersi di una tipologia rappresentativa, ma si configura più concretamente quale tentativo di effettuare un’indagine, sia pure per campionatura, nelle varie tipologie testuali su cui è apponibile l’omnicomprensiva etichetta di biografia. Anche perché, alle soglie dell’Umanesimo, ci si confronterà in quest’àmbito con una situazione caratterizzata da una compresenza di diverse forme letterarie (dialoghi, trattati, medaglioni, raccolte etc.) e di diversi modelli umani (l’eroe, il saggio, il laico, il religioso etc.), che è possibile proprio in virtù delle consapevolezze e delle acquisizioni offerte dalla precedente sfaccettata Tradizione, a conferma della “multiformità relativa” del genere biografico, le cui strutture si flettono, ma non allentano la loro peculiare identità retorica.
88-7999-314-3
The argument of this essay ranges across an extensive and varied period of time, starting from an exploration of the main classical “sources” of the genres of biography and historiography, and taking in the hagiography of Christian martyrs in late antiquity, and in particular the works between the IV and VI centuries that marked the beginning of this composite genre in the West and that include the «Vita Antonii», Pontius’s Life of Cyprian, Paulinus’s of Ambrose, Possidius’s of Augustine, Sulpitius Severus’s of Martin, and Jerome’s of Hilarion, as well as his «Epitaphium sanctae Paulae» and the «Vitae Pauli monachi» and «Malchi»; until the fundamental contributions of two authors of the spiritual and literary stature of Gregory the Great and Gregory of Tours. Alongside the typology of the Saint, that of the «vir illustris» continued to hold its own in the High Middle Ages, and, to represent it, the multiform classical genre adopted for it was subjected to a complex Christian «renovatio». This was first undertaken by Jerome, and it saw further doctrinal shifts with Gennadius of Marseille, and more specifically political–ecclesiastical shifts with Isidore of Seville and Ildephonsus of Toledo, as the geographical confines of the genre shrank. The later products of mediaeval encyclopaedism embraced a European cultural reality, whose distinctive expressions were the «Liber de vita et moribus philosophorum» by the pseudo Walter Burley, the «Speculum historiale» by Vincent de Beauvais, the «Policraticus» by John of Salisbury, and, as regards Italian historiography, the «Chronicon» by Benzo d’Alessandria, and, above all, both the «De viris illustribus» by Giovanni Colonna and by Guglielmo da Pastrengo. From Jerome to the premises for Petrarch’s and Boccaccio’s reform/revolution, the complex and varied phenomenology of the biographical genre became pervasive, making its presence seem natural in other literary genres too, particularly in letter–writing and historiography, which were already predisposed to welcome input of all kinds: from autobiographical narrative to biography, from celebratory oratory to the requirements of literary, socio–political, ethical–religious conventions. The essay, then, does not claim to offer a theoretical model for a representative typology, but, more concretely, samples of the various textual typologies which can be included under the umbrella term of biography. This is partly because, at the dawn of Humanism, this genre was marked by the co–presence of various literary forms (dialogues, treatises, portraits, collections etc.) and various human models (the hero, the sage, the layman, the priest etc.), which was possible by virtue of the experience and the models provided by the previous multi–faceted Tradition, confirming the “relatively multi–form nature” of the biographical genre, whose structures were flexible, without relaxing their specific rhetorical identity.
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