Quello dell’immigrazione si configura attualmente sempre più come un fenomeno che tende ad essere vissuto e rappresentato prevalentemente come rischio, elemento destabilizzante delle proprie identità, come aggravarsi della complessità sociale e assai meno come risorsa da gestire e implementare attraverso adeguate misure di politica sociale. Dalla considerazione di questi vissuti prende corpo e si sostanza l’ipotesi di un futuro ulteriore consolidamento, specie in alcuni settori della società, di proposte tese a privilegiare forme di cittadinanza più restrittive e tali da rendere le collettività di cittadini immigrati di fatto più deboli rispetto alla questione della titolarità dei diritti. Una lettura, questa, che evidentemente non contribuisce a far emergere le molteplici risorse di cui pure essi sono portatori, le capacità di elaborazione autonoma di soluzioni rispetto ai problemi, il loro ruolo possibile non solo come produttori e attori economici, ma anche come mediatori di cultura. Più in generale, è da approfondire il contributo che essi sono in grado di fornire ai paesi di accoglienza, se considerati entro una prospettiva di sviluppo locale partecipato. Assumere i migranti come soggetti attivi nella definizione delle proprie strategie e dei propri percorsi, equivale ad impostare in termini differenti anche la questione delle politiche di accoglienza e del ruolo cruciale che la partecipazione alla costruzione della società locale gioca nell’ambito di tale processo. Al di là di quella che è l’indubbia utilità conoscitiva e interpretativa delle varie modellistiche e delle innumerevoli classificazioni che nell’ambito delle scienze sociali vengono messe a punto per sistematizzare la riflessione in materia di fenomeni integrativi, è tuttavia il caso di osservare preliminarmente che l’inserimento degli immigrati si presenta come un processo multidimensionale, scarsamente omogeneo e di cui meritano di essere evidenziati gli aspetti di processualità e interattività. Questa premessa permette di impostare la questione dell’integrazione secondo una prospettiva di tipo relazionale, che tiene conto cioè della capacità espressa dalla società di accoglienza e dalle collettività immigrate di confrontare e scambiare, su una base di sostanziale parità e reciprocità, valori, culture, schemi di comportamento etc. L’esperienza compiuta in ambito europeo dalle società di più antica tradizione immigratoria testimonia peraltro diffusamente degli esiti problematici di un’integrazione di tipo unilaterale, basata sulla capacità o meno dei migranti di inserirsi nei nuovi contesti di accoglienza. Un’aspettativa, questa, che si collega piuttosto all’equivoco del differenzialismo, ovvero di una concezione che tende a cristallizzare le differenze e ad ipostatizzare le culture “altre” – rappresentate non solo come strutturalmente diverse, ma come statiche e immutabili – omettendo di considerare la dimensione processuale e contingente all’interno della quale si costruiscono e decostruiscono le identità individuali e il ruolo dei singoli attori.

Migranti tra appartenenze plurali, relazioni circolari e identità composite / Cocco, Mariantonietta. - (2009), pp. 153-172.

Migranti tra appartenenze plurali, relazioni circolari e identità composite

COCCO, Mariantonietta
2009

Abstract

Quello dell’immigrazione si configura attualmente sempre più come un fenomeno che tende ad essere vissuto e rappresentato prevalentemente come rischio, elemento destabilizzante delle proprie identità, come aggravarsi della complessità sociale e assai meno come risorsa da gestire e implementare attraverso adeguate misure di politica sociale. Dalla considerazione di questi vissuti prende corpo e si sostanza l’ipotesi di un futuro ulteriore consolidamento, specie in alcuni settori della società, di proposte tese a privilegiare forme di cittadinanza più restrittive e tali da rendere le collettività di cittadini immigrati di fatto più deboli rispetto alla questione della titolarità dei diritti. Una lettura, questa, che evidentemente non contribuisce a far emergere le molteplici risorse di cui pure essi sono portatori, le capacità di elaborazione autonoma di soluzioni rispetto ai problemi, il loro ruolo possibile non solo come produttori e attori economici, ma anche come mediatori di cultura. Più in generale, è da approfondire il contributo che essi sono in grado di fornire ai paesi di accoglienza, se considerati entro una prospettiva di sviluppo locale partecipato. Assumere i migranti come soggetti attivi nella definizione delle proprie strategie e dei propri percorsi, equivale ad impostare in termini differenti anche la questione delle politiche di accoglienza e del ruolo cruciale che la partecipazione alla costruzione della società locale gioca nell’ambito di tale processo. Al di là di quella che è l’indubbia utilità conoscitiva e interpretativa delle varie modellistiche e delle innumerevoli classificazioni che nell’ambito delle scienze sociali vengono messe a punto per sistematizzare la riflessione in materia di fenomeni integrativi, è tuttavia il caso di osservare preliminarmente che l’inserimento degli immigrati si presenta come un processo multidimensionale, scarsamente omogeneo e di cui meritano di essere evidenziati gli aspetti di processualità e interattività. Questa premessa permette di impostare la questione dell’integrazione secondo una prospettiva di tipo relazionale, che tiene conto cioè della capacità espressa dalla società di accoglienza e dalle collettività immigrate di confrontare e scambiare, su una base di sostanziale parità e reciprocità, valori, culture, schemi di comportamento etc. L’esperienza compiuta in ambito europeo dalle società di più antica tradizione immigratoria testimonia peraltro diffusamente degli esiti problematici di un’integrazione di tipo unilaterale, basata sulla capacità o meno dei migranti di inserirsi nei nuovi contesti di accoglienza. Un’aspettativa, questa, che si collega piuttosto all’equivoco del differenzialismo, ovvero di una concezione che tende a cristallizzare le differenze e ad ipostatizzare le culture “altre” – rappresentate non solo come strutturalmente diverse, ma come statiche e immutabili – omettendo di considerare la dimensione processuale e contingente all’interno della quale si costruiscono e decostruiscono le identità individuali e il ruolo dei singoli attori.
978-88-6025-133-6
Migranti tra appartenenze plurali, relazioni circolari e identità composite / Cocco, Mariantonietta. - (2009), pp. 153-172.
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