Responsabilità giuridica e responsabilità morale sono due categorie consolidate nella nostra cultura filosofica e giuridica, che hanno la loro comune radice nel concetto moderno di responsabilità, nato nel XVIII secolo come il dovere della persona di rispondere degli atti compiuti in violazione di una norma del diritto o della morale. Questa distinzione si definirà nel corso dell’Ottocento, ricadendo nel solco tracciato da Kant tra una dottrina del diritto e una dottrina delle virtù, fino ad essere assimilata ed elaborata dalla cultura come una divisione necessaria che compone il nostro orizzonte concettuale. Ma i mutamenti radicali degli ultimi decenni hanno rimesso in discussione le solide categorie ottocentesche e i loro confini, mostrando un diritto alla ricerca di nuovi principi etici e un’etica tesa alla ricomposizione di un paesaggio di regole, norme vincoli e prospettive teoriche. Di fronte a questi cambiamenti nel rassicurante paesaggio di concetti e idee sui quali si sono formate le nostre credenze, vi è stata la denuncia di una crisi che è stata variamente interpretata. Da un lato vi è un atteggiamento filosofico che ha lamentato il definitivo declino del concetto di responsabilità basato sull’idea di libertà personale, sostituito da un sistema di redistribuzione del reddito su principi dettati dall’efficienza e non dalla morale; dall’altro vi è chi ha interpretato la crisi come una feconda occasione di riflessione, necessaria per ricostruire su nuovi principi i modelli dell’agire. Da questo singolare, e talvolta occasionale, incontro tra le ragioni del diritto e gli argomenti della filosofia sono nati gli interrogativi da cui nasce questa ricerca che indaga le radici filosofiche del concetto di responsabilità giuridica. «Quando si condanna qualcuno per un fatto che gli era impossibile prevedere, dice Fuller, non si giudica più un uomo, ma si agisce su di lui». L’argomento tocca il nodo problematico del tema. L’accettazione condivisa delle norme di responsabilità passa attraverso le credenze e l’ immagine che abbiamo di noi stessi come persone in grado di adeguare il proprio agire a un sistema di norme e di elaborare progetti di vita comune. Ma questo sembra essere contraddetto dalle nostre scelte giuridiche, sempre più orientate in ambito penale e civile, nazionale e internazionale, verso una massimizzazione della responsabilità senza colpa. Infatti, nella formulazione delle regole dell’agire contemporaneo riscontriamo una singolare contraddizione: quanto più appare rivolta alla tutela di beni essenziali, tanto più la responsabilità sembra doversi liberare del fardello della soggettività; quanto più si rivela strumento necessario per la conservazione degli equilibri sociali, tanto più sembra doversi emancipare dalle idee che ne hanno plasmato le forme. L’argomento rinvia alla cornice di principi su cui si sono formati i nostri concetti giuridici, e in particolare al fertile terreno della modernità in cui nasce il concetto di responsabilità. Il libro si compone di due parti, precedute da un capitolo introduttivo che considera le vicende semantiche del termine e la sua comparsa nell'orizzonte linguistico della modernità. La prima parte è dedicata alle idee che formano gli strati del concetto di responsabilità, tematizza alcuni aspetti della cultura filosofica dei greci e del pensiero giuridico romano per giungere alle soglie dell'illuminismo. La seconda, dedicata alle norme che disciplinano la responsabilità civile extracontrattuale, mostra l'inadeguatezza, nel panorama contemporaneo, dei principi su cui abbiamo edificato la nostra responsabilità e l'esigenza di elaborare nuovi modelli per l'agire responsabile.

Sulle tracce della responsabilità. Idee e norme dell'agire responsabile / Foddai, Giovanna Maria Antonietta. - (2005), pp. XVIII-414.

Sulle tracce della responsabilità. Idee e norme dell'agire responsabile

FODDAI, Giovanna Maria Antonietta
2005

Abstract

Responsabilità giuridica e responsabilità morale sono due categorie consolidate nella nostra cultura filosofica e giuridica, che hanno la loro comune radice nel concetto moderno di responsabilità, nato nel XVIII secolo come il dovere della persona di rispondere degli atti compiuti in violazione di una norma del diritto o della morale. Questa distinzione si definirà nel corso dell’Ottocento, ricadendo nel solco tracciato da Kant tra una dottrina del diritto e una dottrina delle virtù, fino ad essere assimilata ed elaborata dalla cultura come una divisione necessaria che compone il nostro orizzonte concettuale. Ma i mutamenti radicali degli ultimi decenni hanno rimesso in discussione le solide categorie ottocentesche e i loro confini, mostrando un diritto alla ricerca di nuovi principi etici e un’etica tesa alla ricomposizione di un paesaggio di regole, norme vincoli e prospettive teoriche. Di fronte a questi cambiamenti nel rassicurante paesaggio di concetti e idee sui quali si sono formate le nostre credenze, vi è stata la denuncia di una crisi che è stata variamente interpretata. Da un lato vi è un atteggiamento filosofico che ha lamentato il definitivo declino del concetto di responsabilità basato sull’idea di libertà personale, sostituito da un sistema di redistribuzione del reddito su principi dettati dall’efficienza e non dalla morale; dall’altro vi è chi ha interpretato la crisi come una feconda occasione di riflessione, necessaria per ricostruire su nuovi principi i modelli dell’agire. Da questo singolare, e talvolta occasionale, incontro tra le ragioni del diritto e gli argomenti della filosofia sono nati gli interrogativi da cui nasce questa ricerca che indaga le radici filosofiche del concetto di responsabilità giuridica. «Quando si condanna qualcuno per un fatto che gli era impossibile prevedere, dice Fuller, non si giudica più un uomo, ma si agisce su di lui». L’argomento tocca il nodo problematico del tema. L’accettazione condivisa delle norme di responsabilità passa attraverso le credenze e l’ immagine che abbiamo di noi stessi come persone in grado di adeguare il proprio agire a un sistema di norme e di elaborare progetti di vita comune. Ma questo sembra essere contraddetto dalle nostre scelte giuridiche, sempre più orientate in ambito penale e civile, nazionale e internazionale, verso una massimizzazione della responsabilità senza colpa. Infatti, nella formulazione delle regole dell’agire contemporaneo riscontriamo una singolare contraddizione: quanto più appare rivolta alla tutela di beni essenziali, tanto più la responsabilità sembra doversi liberare del fardello della soggettività; quanto più si rivela strumento necessario per la conservazione degli equilibri sociali, tanto più sembra doversi emancipare dalle idee che ne hanno plasmato le forme. L’argomento rinvia alla cornice di principi su cui si sono formati i nostri concetti giuridici, e in particolare al fertile terreno della modernità in cui nasce il concetto di responsabilità. Il libro si compone di due parti, precedute da un capitolo introduttivo che considera le vicende semantiche del termine e la sua comparsa nell'orizzonte linguistico della modernità. La prima parte è dedicata alle idee che formano gli strati del concetto di responsabilità, tematizza alcuni aspetti della cultura filosofica dei greci e del pensiero giuridico romano per giungere alle soglie dell'illuminismo. La seconda, dedicata alle norme che disciplinano la responsabilità civile extracontrattuale, mostra l'inadeguatezza, nel panorama contemporaneo, dei principi su cui abbiamo edificato la nostra responsabilità e l'esigenza di elaborare nuovi modelli per l'agire responsabile.
88-348-5626-0
Sulle tracce della responsabilità. Idee e norme dell'agire responsabile / Foddai, Giovanna Maria Antonietta. - (2005), pp. XVIII-414.
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