Il contributo analizza la tutela delle lingue minoritarie come espressione del pluralismo costituzionale e come componente essenziale del patrimonio culturale delle democrazie contemporanee. Muovendo dall'art. 6 della Costituzione italiana e dal quadro sovranazionale delineato dalla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d'Europa, dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie e dal diritto dell'Unione europea, il saggio ricostruisce l'evoluzione del concetto di tutela linguistica, evidenziandone il progressivo superamento di una dimensione meramente conservativa a favore di un approccio orientato alla valorizzazione e alla promozione attiva della diversità linguistica. Attraverso una prospettiva comparata, il contributo esamina differenti modelli di regolazione delle minoranze linguistiche, mettendone in luce punti di forza e criticità nella ricerca di un equilibrio tra unità dello Stato, autonomia territoriale e riconoscimento delle identità culturali. L'analisi sostiene che le lingue minoritarie rappresentino non soltanto un diritto individuale e collettivo delle comunità di riferimento, ma anche un bene costituzionale comune, la cui protezione contribuisce a rafforzare la coesione democratica, l'inclusione sociale e la partecipazione politica. In tale prospettiva, il saggio propone un modello normativo fondato sul pluralismo culturale, nel quale la tutela delle diversità linguistiche costituisce uno strumento di attuazione del principio di eguaglianza sostanziale e di consolidamento della democrazia costituzionale
Le lingue minoritarie come patrimonio costituzionale: verso un modello normativo di tutela e valorizzazione in un’ottica di pluralismo culturale / Bassu, C.. - (2025), pp. 1-17.
Le lingue minoritarie come patrimonio costituzionale: verso un modello normativo di tutela e valorizzazione in un’ottica di pluralismo culturale
carla bassu
2025-01-01
Abstract
Il contributo analizza la tutela delle lingue minoritarie come espressione del pluralismo costituzionale e come componente essenziale del patrimonio culturale delle democrazie contemporanee. Muovendo dall'art. 6 della Costituzione italiana e dal quadro sovranazionale delineato dalla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d'Europa, dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie e dal diritto dell'Unione europea, il saggio ricostruisce l'evoluzione del concetto di tutela linguistica, evidenziandone il progressivo superamento di una dimensione meramente conservativa a favore di un approccio orientato alla valorizzazione e alla promozione attiva della diversità linguistica. Attraverso una prospettiva comparata, il contributo esamina differenti modelli di regolazione delle minoranze linguistiche, mettendone in luce punti di forza e criticità nella ricerca di un equilibrio tra unità dello Stato, autonomia territoriale e riconoscimento delle identità culturali. L'analisi sostiene che le lingue minoritarie rappresentino non soltanto un diritto individuale e collettivo delle comunità di riferimento, ma anche un bene costituzionale comune, la cui protezione contribuisce a rafforzare la coesione democratica, l'inclusione sociale e la partecipazione politica. In tale prospettiva, il saggio propone un modello normativo fondato sul pluralismo culturale, nel quale la tutela delle diversità linguistiche costituisce uno strumento di attuazione del principio di eguaglianza sostanziale e di consolidamento della democrazia costituzionaleI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


