Docente di mineralogia all'Università di Sassari dal 1879 al 1884, l'irredentista istriano D.L. vi impintò il primo Gabinetto mineralogico, e fondò una vivace sezione del CAI. A rafforzare la sua fama contribuì l’avventurosa spedizione guidata da Giacomo Bove, nel 1881-1882, in Patagonia e Terra del Fuoco, dove Lovisato – studioso eclettico per indole e formazione, ma anche per contesto storico – ebbe un ruolo fondamentale e raccolse numerosissimi dati geologici, geo-morfologici, botanici, paleontologici. Nel 1884 vinse il concorso per ordinario all’Università di Cagliari: in questa sede avrebbe svolto per trentadue anni l’arco della sua carriera. «Il Lovisato non sarà così facile surrogarlo»: affermava il rettore Pasquale Piga nell’inaugurazione dell’anno accademico 1884-85. Anche a Cagliari divenne una delle figure di riferimento della cultura cittadina, continuando gli studi geo-mineralogici, ma anche archeologici (scoprì numerose domus de janas) sulla Sardegna, evidenziando l’esistenza del terziario, raccogliendo rocce e minerali che andarono a costituire la base della collezione dell’Università di Cagliari che oggi gli è intitolata, e suscitando simpatie anche grazie al suo carattere appassionato e impetuoso da “burbero benefico” (Imeroni). Tra lemontagne, amò il Gennargentu, di cui raggiunse le zone meno accessibili e di cui rideterminò l’altezza, in collaborazione con il fisico sassarese Giovanni Guglielmo. Prese iniziative ufficiali per cercare di ostacolarne il disboscamento selvaggio, un tratto di sensibilità moderna che emerge anche in altre circostanze, ad esempio nel biasimo manifestato per la demolizione del castello di Sassari. Campo privilegiato delle sue esplorazioni fu anche l’ArcipelagoMaddalenino, dove scoprì tra l’altro la tormalina e il granato e studiò il granito di Cala Francese. A Caprera si recava usualmente per studio e per incontrarvi l’amico Garibaldi.
Domenico Lovisato / Bagella, S.. - (2010), pp. 395-396.
Domenico Lovisato
Stefania Bagella
2010-01-01
Abstract
Docente di mineralogia all'Università di Sassari dal 1879 al 1884, l'irredentista istriano D.L. vi impintò il primo Gabinetto mineralogico, e fondò una vivace sezione del CAI. A rafforzare la sua fama contribuì l’avventurosa spedizione guidata da Giacomo Bove, nel 1881-1882, in Patagonia e Terra del Fuoco, dove Lovisato – studioso eclettico per indole e formazione, ma anche per contesto storico – ebbe un ruolo fondamentale e raccolse numerosissimi dati geologici, geo-morfologici, botanici, paleontologici. Nel 1884 vinse il concorso per ordinario all’Università di Cagliari: in questa sede avrebbe svolto per trentadue anni l’arco della sua carriera. «Il Lovisato non sarà così facile surrogarlo»: affermava il rettore Pasquale Piga nell’inaugurazione dell’anno accademico 1884-85. Anche a Cagliari divenne una delle figure di riferimento della cultura cittadina, continuando gli studi geo-mineralogici, ma anche archeologici (scoprì numerose domus de janas) sulla Sardegna, evidenziando l’esistenza del terziario, raccogliendo rocce e minerali che andarono a costituire la base della collezione dell’Università di Cagliari che oggi gli è intitolata, e suscitando simpatie anche grazie al suo carattere appassionato e impetuoso da “burbero benefico” (Imeroni). Tra lemontagne, amò il Gennargentu, di cui raggiunse le zone meno accessibili e di cui rideterminò l’altezza, in collaborazione con il fisico sassarese Giovanni Guglielmo. Prese iniziative ufficiali per cercare di ostacolarne il disboscamento selvaggio, un tratto di sensibilità moderna che emerge anche in altre circostanze, ad esempio nel biasimo manifestato per la demolizione del castello di Sassari. Campo privilegiato delle sue esplorazioni fu anche l’ArcipelagoMaddalenino, dove scoprì tra l’altro la tormalina e il granato e studiò il granito di Cala Francese. A Caprera si recava usualmente per studio e per incontrarvi l’amico Garibaldi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


