La Ceramica nuragica. Un’alta percentuale dei beni culturali studiati per il progetto del Corpus nuragico è rappresentata da oggetti in ceramica, in accordo con l’elevata frequenza di questo “fossile guida” in ogni contesto archeologico, da quello quotidiano e domestico del villaggio o del nuraghe, a quello rituale e specializzato nei pozzi sacri e negli altri santuari, o di offerta funeraria nelle tombe di giganti. Ad una maggiore consapevolezza sul significato dei complessi ceramici e al perfezionarsi delle metodologie di scavo si accompagna nel tempo, da parte degli archeologi, l’elaborazione teorica con l’articolazione in facies culturali che definiscono l’evolversi degli aspetti nuragici, corrispondenti alla protostoria della Sardegna (età del Bronzo e del Ferro). La ceramica, prodotta e consumata in grande quantità, velocemente rimpiazzata (i “piatti” si rompono facilmente) ma potenzialmente eterna nei giacimenti archeologici, riflette fedelmente i cambiamenti del gusto tra le genti dei nuraghi. Una quantità di vasi sancisce la fortuna di forme polifunzionali che furono prodotte per tutto l’arco cronologico nuragico con scarsa variabilità: piccole e medie scodelle e ciotole, corrispondenti a una singola razione di consumo, o analoghe forme proporzionalmente molto più grandi per quantità maggiori; forme chiuse, come le olle, per contenere e trasportare; forme aperte e piatte, simili a vassoi con parete più o meno sviluppata, denominate spiane, tegami e teglie, lisci o decorati. I vasi riprodotti in dimensioni piccole e miniaturizzate potevano essere offerti alla divinità, come nella Grotta Pirosu di Santadi (00121566, 00122373), nel riparo sotto roccia di San Basilio di Ollolai (00162368) e presso il santuario di Su Monte di Sorradile (00162098), oppure utilizzati in ambito funerario (00033856) o domestico (00027448, 00027456). Alcune fogge di ceramica d’uso comune abbastanza rozza, a volte con semplici decorazioni, sono compatibili con una produzione in ambito familiare, tradizionalmente considerata appannaggio delle donne. Si intensifica, nel corso dell’età del Bronzo e della successiva età del Ferro, la produzione altamente specializzata legata alla conoscenza di tecniche avanzate di manifattura e di cottura. Solo artigiani qualificati, in possesso di particolari capacità tecniche, erano in grado di foggiare i grandi doli (e di portarne a buon fine la problematica cottura), come quelli del Lazzaretto (00041074), di Palmavera (00162191), di Perda ’e Accuzzai (00162061) e di Genna Maria (00162150), o di effettuare le complesse decorazioni simboliche dei vasi piriformi (00117131, 00120475). Solo vasai esperti, nell’ambito di una società complessa e in presenza di una élite che richiedesse tali oggetti, potevano riprodurre i modelli extrainsulari di importazione egea. La ceramica inclusa nel Corpus rappresenta circa il 30% del materiale schedato e scelto per la sua esemplarità a rappresentare la Civiltà nuragica. Il progetto si è orientato verso un’indagine che risultasse significativa per gli aspetti scientifici e divulgativi. Dal punto di vista cronologico si oscilla dalle prime manifestazioni della Civiltà nuragica (XVII sec. a.C., Bronzo medio iniziale, secondo la cronologia tradizionale), arrivando al momento finale, fissato convenzionalmente al VI secolo a.C. (fasi Orientalizzante e Arcaica).

La ceramica / Bagella, S.. - (2014), pp. 213-245.

La ceramica

Stefania Bagella
2014-01-01

Abstract

La Ceramica nuragica. Un’alta percentuale dei beni culturali studiati per il progetto del Corpus nuragico è rappresentata da oggetti in ceramica, in accordo con l’elevata frequenza di questo “fossile guida” in ogni contesto archeologico, da quello quotidiano e domestico del villaggio o del nuraghe, a quello rituale e specializzato nei pozzi sacri e negli altri santuari, o di offerta funeraria nelle tombe di giganti. Ad una maggiore consapevolezza sul significato dei complessi ceramici e al perfezionarsi delle metodologie di scavo si accompagna nel tempo, da parte degli archeologi, l’elaborazione teorica con l’articolazione in facies culturali che definiscono l’evolversi degli aspetti nuragici, corrispondenti alla protostoria della Sardegna (età del Bronzo e del Ferro). La ceramica, prodotta e consumata in grande quantità, velocemente rimpiazzata (i “piatti” si rompono facilmente) ma potenzialmente eterna nei giacimenti archeologici, riflette fedelmente i cambiamenti del gusto tra le genti dei nuraghi. Una quantità di vasi sancisce la fortuna di forme polifunzionali che furono prodotte per tutto l’arco cronologico nuragico con scarsa variabilità: piccole e medie scodelle e ciotole, corrispondenti a una singola razione di consumo, o analoghe forme proporzionalmente molto più grandi per quantità maggiori; forme chiuse, come le olle, per contenere e trasportare; forme aperte e piatte, simili a vassoi con parete più o meno sviluppata, denominate spiane, tegami e teglie, lisci o decorati. I vasi riprodotti in dimensioni piccole e miniaturizzate potevano essere offerti alla divinità, come nella Grotta Pirosu di Santadi (00121566, 00122373), nel riparo sotto roccia di San Basilio di Ollolai (00162368) e presso il santuario di Su Monte di Sorradile (00162098), oppure utilizzati in ambito funerario (00033856) o domestico (00027448, 00027456). Alcune fogge di ceramica d’uso comune abbastanza rozza, a volte con semplici decorazioni, sono compatibili con una produzione in ambito familiare, tradizionalmente considerata appannaggio delle donne. Si intensifica, nel corso dell’età del Bronzo e della successiva età del Ferro, la produzione altamente specializzata legata alla conoscenza di tecniche avanzate di manifattura e di cottura. Solo artigiani qualificati, in possesso di particolari capacità tecniche, erano in grado di foggiare i grandi doli (e di portarne a buon fine la problematica cottura), come quelli del Lazzaretto (00041074), di Palmavera (00162191), di Perda ’e Accuzzai (00162061) e di Genna Maria (00162150), o di effettuare le complesse decorazioni simboliche dei vasi piriformi (00117131, 00120475). Solo vasai esperti, nell’ambito di una società complessa e in presenza di una élite che richiedesse tali oggetti, potevano riprodurre i modelli extrainsulari di importazione egea. La ceramica inclusa nel Corpus rappresenta circa il 30% del materiale schedato e scelto per la sua esemplarità a rappresentare la Civiltà nuragica. Il progetto si è orientato verso un’indagine che risultasse significativa per gli aspetti scientifici e divulgativi. Dal punto di vista cronologico si oscilla dalle prime manifestazioni della Civiltà nuragica (XVII sec. a.C., Bronzo medio iniziale, secondo la cronologia tradizionale), arrivando al momento finale, fissato convenzionalmente al VI secolo a.C. (fasi Orientalizzante e Arcaica).
2014
9788871387505
La ceramica / Bagella, S.. - (2014), pp. 213-245.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11388/388869
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