Sulla Sardegna della prima metà del Novecento pesarono in misura drammatica sia le malattie endemiche, dovute alla situazione ambientale ed economica, che lo stato di prostrazione sociale dei ceti popolari. Di fronte a questo stato di cose l’Università di Sassari si impegnò sia in studi volti a inquadrare i reali dati del problema, in particolare nelle ricerche di pratiche e rimedi farmaceutici che potessero mitigare antichi flagelli quali soprattutto la malaria e legate ad essa il favismo e l’anemia mediterranea, ma anche quelle malattie espressione di determinate attività produttive, ad esempio la pastorizia, per la rabbia e l’echinococcosi o conseguenza delle disagiate condizioni sociali del mondo urbano e rurale, come la tubercolosi, il tifo, la difterite, il tracoma, la scabbia. Gli organi di stampa e i periodici scientifici furono il veicolo soprattutto presso l’opinione pubblica borghese per la pubblicità dei nuovi farmaci e degli studi privati dei medici specialisti. Un’analisi statistica delle peculiarità delle malattie presenti nell’isola si afferma soltanto ai primi del Novecento grazie ai nuovi studi di argomento statistico sulle condizioni di vita delle classi disagiate. Francesco Coletti, professore di Statistica e di Economia politica nell’Università di Sassari, pose in evidenza l’“eccezionalità” dei fenomeni sociali tipici dell’“individualità caratteristica della Sardegna” (1905): a suo avviso l’isola si presentava come «un grande laboratorio naturale di fenomeni sociali estremi emergenti, rudi, caratteristici e per giunta spesso vari da zona a zona, da paese a paese.». Un altro importante contributo fu quello di Claudio Fermi (Piacenza 1862 - Roma 1952), docente di Igiene a Sassari dal 1899 al 1936, direttore dell’omonimo Istituto e di quello antirabbico. Proveniva dalla scuola universitaria romana del malariologo Angelo Celli, che ebbe un ruolo chiave nell’individuazione del plasmodio e nella spiegazione del ciclo della malaria. Egli promosse sul territorio efficaci campagne antianofeliche basate sul metodo della “piccola bonifica. opponendosi alla profilassi chininica (introdotta dagli studi di Celli e sancita da leggi dei primi anni del Novecento) che impediva il decorso della malattia ma non ne estirpava le cause. Legati alle ricerche malariche sono anche i suoi studi epidemiologici sul favismo, condotti in oltre settanta comuni sardi, dove riscontrò un’incidenza della malattia del 5,17%, con una mortalità dell’8%. Fermi fu artefice di una scoperta di notevole rilievo internazionale, il vaccino antirabbico: nel 1906 scoprì infatti il virus fisso Sassari e nel 1916 mise a punto la sierovaccinazione, sperimentata con successo per la prima volta all’istituto antirabbico di Sassari. Un altro studioso destinato a realizzare un’importante scoperta scientifica nell’ateneo sassarese fu Tomaso Casoni (Imola 1880-1933), aiuto e libero docente di Patologia sperimentale medica nella Facoltà di Medicina dal 1910 al 1912. Concentrò le sue ricerche sulla echinococcosi, individuando lo strumento diagnostico efficace per la grave patologia, dovuta a un parassita trasmesso dalle interiora di ovini e bovini e diffuso dai cani, frutto delle precarie condizioni igieniche e di macellazione. Prima della “reazione Casoni”, ottenuta tramite l’inoculazione di un siero vaccino modificato, la chirurgia diagnostica era l’unico mezzo praticabile. Segue l'analisi degli annunci pubblicitari apparsi sul quotidiano locale "La Nuova Sardegna" nei periodi 1910-1917 e 1920-1926 per segnalare le diverse specializzazioni mediche alle quali fare privatamente ricorso. Dai dati raccolti emerge che per il periodo 1910-17 sono presenti quindici professionisti e otto specializzazioni, con preferenza per l’odontoiatria, la dermatologia (attinente soprattutto alle malattie veneree) e l’oculistica. Il campione dei dati ha riguardato la città di Sassari e le località circonvicine. Per il secondo periodo (1921-1926) assistiamo ad una variazione delle specializzazioni mediche che salgono a dodici, con ventisette professionisti che pubblicano regolarmente gli avvisi pubblicitari sulla stampa locale. Dai dati emerge che, oltre quelle già menzionate in precedenza, si aprono in città studi di ginecologia, otorinolaringoiatria, malattie cardiopolmonari, specializzazione quest’ultima preposta anche alla cura della tubercolosi. I nomi dei professionisti subiscono poche variazioni nel corso del periodo preso in esame; non di rado si tratta dei docenti universitari titolari delle rispettive cattedre.

Università e comunicazione medica tra età giolittiana e fascismo. Il caso di Sassari fra intervento pubblico e pubblicità privata / Bagella, S., Castia, S., Mattone, A., Sirigu, A.. - Quaderno n. 6(2017), pp. 157-162. (Atti delle Giornate di Museologia medica. La pubblicità medica (Cagliari, 10-11 novembre 2017) . Società italiana di storia della medicina Cagliari 10 -11 novembre 2017).

Università e comunicazione medica tra età giolittiana e fascismo. Il caso di Sassari fra intervento pubblico e pubblicità privata

Stefania Bagella
;
Simonetta Castia
;
2017-01-01

Abstract

Sulla Sardegna della prima metà del Novecento pesarono in misura drammatica sia le malattie endemiche, dovute alla situazione ambientale ed economica, che lo stato di prostrazione sociale dei ceti popolari. Di fronte a questo stato di cose l’Università di Sassari si impegnò sia in studi volti a inquadrare i reali dati del problema, in particolare nelle ricerche di pratiche e rimedi farmaceutici che potessero mitigare antichi flagelli quali soprattutto la malaria e legate ad essa il favismo e l’anemia mediterranea, ma anche quelle malattie espressione di determinate attività produttive, ad esempio la pastorizia, per la rabbia e l’echinococcosi o conseguenza delle disagiate condizioni sociali del mondo urbano e rurale, come la tubercolosi, il tifo, la difterite, il tracoma, la scabbia. Gli organi di stampa e i periodici scientifici furono il veicolo soprattutto presso l’opinione pubblica borghese per la pubblicità dei nuovi farmaci e degli studi privati dei medici specialisti. Un’analisi statistica delle peculiarità delle malattie presenti nell’isola si afferma soltanto ai primi del Novecento grazie ai nuovi studi di argomento statistico sulle condizioni di vita delle classi disagiate. Francesco Coletti, professore di Statistica e di Economia politica nell’Università di Sassari, pose in evidenza l’“eccezionalità” dei fenomeni sociali tipici dell’“individualità caratteristica della Sardegna” (1905): a suo avviso l’isola si presentava come «un grande laboratorio naturale di fenomeni sociali estremi emergenti, rudi, caratteristici e per giunta spesso vari da zona a zona, da paese a paese.». Un altro importante contributo fu quello di Claudio Fermi (Piacenza 1862 - Roma 1952), docente di Igiene a Sassari dal 1899 al 1936, direttore dell’omonimo Istituto e di quello antirabbico. Proveniva dalla scuola universitaria romana del malariologo Angelo Celli, che ebbe un ruolo chiave nell’individuazione del plasmodio e nella spiegazione del ciclo della malaria. Egli promosse sul territorio efficaci campagne antianofeliche basate sul metodo della “piccola bonifica. opponendosi alla profilassi chininica (introdotta dagli studi di Celli e sancita da leggi dei primi anni del Novecento) che impediva il decorso della malattia ma non ne estirpava le cause. Legati alle ricerche malariche sono anche i suoi studi epidemiologici sul favismo, condotti in oltre settanta comuni sardi, dove riscontrò un’incidenza della malattia del 5,17%, con una mortalità dell’8%. Fermi fu artefice di una scoperta di notevole rilievo internazionale, il vaccino antirabbico: nel 1906 scoprì infatti il virus fisso Sassari e nel 1916 mise a punto la sierovaccinazione, sperimentata con successo per la prima volta all’istituto antirabbico di Sassari. Un altro studioso destinato a realizzare un’importante scoperta scientifica nell’ateneo sassarese fu Tomaso Casoni (Imola 1880-1933), aiuto e libero docente di Patologia sperimentale medica nella Facoltà di Medicina dal 1910 al 1912. Concentrò le sue ricerche sulla echinococcosi, individuando lo strumento diagnostico efficace per la grave patologia, dovuta a un parassita trasmesso dalle interiora di ovini e bovini e diffuso dai cani, frutto delle precarie condizioni igieniche e di macellazione. Prima della “reazione Casoni”, ottenuta tramite l’inoculazione di un siero vaccino modificato, la chirurgia diagnostica era l’unico mezzo praticabile. Segue l'analisi degli annunci pubblicitari apparsi sul quotidiano locale "La Nuova Sardegna" nei periodi 1910-1917 e 1920-1926 per segnalare le diverse specializzazioni mediche alle quali fare privatamente ricorso. Dai dati raccolti emerge che per il periodo 1910-17 sono presenti quindici professionisti e otto specializzazioni, con preferenza per l’odontoiatria, la dermatologia (attinente soprattutto alle malattie veneree) e l’oculistica. Il campione dei dati ha riguardato la città di Sassari e le località circonvicine. Per il secondo periodo (1921-1926) assistiamo ad una variazione delle specializzazioni mediche che salgono a dodici, con ventisette professionisti che pubblicano regolarmente gli avvisi pubblicitari sulla stampa locale. Dai dati emerge che, oltre quelle già menzionate in precedenza, si aprono in città studi di ginecologia, otorinolaringoiatria, malattie cardiopolmonari, specializzazione quest’ultima preposta anche alla cura della tubercolosi. I nomi dei professionisti subiscono poche variazioni nel corso del periodo preso in esame; non di rado si tratta dei docenti universitari titolari delle rispettive cattedre.
2017
978 88 9386 043 7
Università e comunicazione medica tra età giolittiana e fascismo. Il caso di Sassari fra intervento pubblico e pubblicità privata / Bagella, S., Castia, S., Mattone, A., Sirigu, A.. - Quaderno n. 6(2017), pp. 157-162. (Atti delle Giornate di Museologia medica. La pubblicità medica (Cagliari, 10-11 novembre 2017) . Società italiana di storia della medicina Cagliari 10 -11 novembre 2017).
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