Gli istituti penitenziari perseguono un regime di privazione della libertà: sono strutture fisicamente chiuse, che tuttavia tendono all’apertura funzionale. Il grado e il tipo di tale apertura possono variare drasticamente, perché il sistema legale dipende dagli stati, mentre i regolamenti possono cambiare da istituto a istituto. La generale mancanza di studi “evidencebased” è un notevole ostacolo alla ricerca, in particolare nel contesto statunitense, dove maggiore è il numero di carceri e più ampia la tradizione di programmi artistici destinati ai detenuti. Per di più, il corpus della letteratura sulla carcerazione trascura spesso la componente giovanile. Tutto ciò rende difficoltosa la ricerca, soprattutto in quella tematica che indaga il rapporto tra arte pubblica e istituzioni carcerarie minorili. Il capitolo esamina il potenziale dell’arte pubblica come contributo positivo per i giovani negli istituti penali per i minorenni. Si sono analizzate e discusse le questioni relative a programmi e attività basati sull’arte, a livello globale. I risultati confermano la convinzione generale che le attività artistiche hanno un effetto benefico sui detenuti perché consentono l’espressione di una voce creativa, essenziale in contesti di privazione della libertà. Il capitolo esamina i programmi basati sull’arte in relazione allo sviluppo personale – riferendosi alle scienze del comportamento. Purtroppo, tali programmi ricevono finanziamenti inconsistenti e hanno vita breve; sono progetti di piccola scala, scarsamente riconosciuti; spesso mancano di coordinamento tra i vari soggetti interessati, comprese le istituzioni pubbliche e gli operatori artistici. Anche se poco sviluppata in ambito accademico, l’arte pubblica è uno strumento di trasformazione in grado di rafforzare quella “cittadinanza culturale”, che consente di riconoscere i detenuti come parte della società. Modificando i pregiudizi radicati l’arte pubblica sensibilizza l’opinione pubblica e può indurre un positivo cambiamento nella vita degli individui – l’arte pubblica è dunque un’arte che educa.
Public Art within the Juvenile Detention / Giofrè, ; Zoran Đukanović, Francesca; Beretić, Nađa; Sironi, Marco. - (2025), pp. 146-157.
Public Art within the Juvenile Detention
Marco Sironi
2025-01-01
Abstract
Gli istituti penitenziari perseguono un regime di privazione della libertà: sono strutture fisicamente chiuse, che tuttavia tendono all’apertura funzionale. Il grado e il tipo di tale apertura possono variare drasticamente, perché il sistema legale dipende dagli stati, mentre i regolamenti possono cambiare da istituto a istituto. La generale mancanza di studi “evidencebased” è un notevole ostacolo alla ricerca, in particolare nel contesto statunitense, dove maggiore è il numero di carceri e più ampia la tradizione di programmi artistici destinati ai detenuti. Per di più, il corpus della letteratura sulla carcerazione trascura spesso la componente giovanile. Tutto ciò rende difficoltosa la ricerca, soprattutto in quella tematica che indaga il rapporto tra arte pubblica e istituzioni carcerarie minorili. Il capitolo esamina il potenziale dell’arte pubblica come contributo positivo per i giovani negli istituti penali per i minorenni. Si sono analizzate e discusse le questioni relative a programmi e attività basati sull’arte, a livello globale. I risultati confermano la convinzione generale che le attività artistiche hanno un effetto benefico sui detenuti perché consentono l’espressione di una voce creativa, essenziale in contesti di privazione della libertà. Il capitolo esamina i programmi basati sull’arte in relazione allo sviluppo personale – riferendosi alle scienze del comportamento. Purtroppo, tali programmi ricevono finanziamenti inconsistenti e hanno vita breve; sono progetti di piccola scala, scarsamente riconosciuti; spesso mancano di coordinamento tra i vari soggetti interessati, comprese le istituzioni pubbliche e gli operatori artistici. Anche se poco sviluppata in ambito accademico, l’arte pubblica è uno strumento di trasformazione in grado di rafforzare quella “cittadinanza culturale”, che consente di riconoscere i detenuti come parte della società. Modificando i pregiudizi radicati l’arte pubblica sensibilizza l’opinione pubblica e può indurre un positivo cambiamento nella vita degli individui – l’arte pubblica è dunque un’arte che educa.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


