Il contributo analizza le modalità di narrazione della violenza sessuale nell’Italia degli anni Settanta da parte delle donne, mettendo in relazione pratiche teatrali, audiovisive e televisive all’interno del più ampio contesto delle lotte femministe. A partire dal racconto autobiografico e performativo di Franca Rame, contenuto anche nella sua autobiografia Una vita all’improvvisa (2009), scritta a quattro mani con Dario Fo, il contributo ricostruisce il passaggio dalla parola teatrale alla narrazione audiovisiva, soffermandosi in particolare sul documentario Processo per stupro (1979). Attraverso un’analisi delle forme espressive, delle scelte stilistiche e delle condizioni di produzione, l’articolo mostra come il linguaggio audiovisivo abbia reso visibili le strutture di violenza simbolica e istituzionale che si riattivano nei processi per stupro, trasformando la vittima in imputata. Il contributo evidenzia il ruolo centrale del cinema e della televisione come strumenti politici di denuncia, capaci di intrecciare dimensione autobiografica, pratica militante e costruzione di una memoria collettiva femminista.
«Li denuncerò domani»: narrazioni dello stupro negli anni Settanta dal teatro alla tv / Simi, Giulia. - (2025), pp. 148-152.
«Li denuncerò domani»: narrazioni dello stupro negli anni Settanta dal teatro alla tv
Simi, Giulia
2025-01-01
Abstract
Il contributo analizza le modalità di narrazione della violenza sessuale nell’Italia degli anni Settanta da parte delle donne, mettendo in relazione pratiche teatrali, audiovisive e televisive all’interno del più ampio contesto delle lotte femministe. A partire dal racconto autobiografico e performativo di Franca Rame, contenuto anche nella sua autobiografia Una vita all’improvvisa (2009), scritta a quattro mani con Dario Fo, il contributo ricostruisce il passaggio dalla parola teatrale alla narrazione audiovisiva, soffermandosi in particolare sul documentario Processo per stupro (1979). Attraverso un’analisi delle forme espressive, delle scelte stilistiche e delle condizioni di produzione, l’articolo mostra come il linguaggio audiovisivo abbia reso visibili le strutture di violenza simbolica e istituzionale che si riattivano nei processi per stupro, trasformando la vittima in imputata. Il contributo evidenzia il ruolo centrale del cinema e della televisione come strumenti politici di denuncia, capaci di intrecciare dimensione autobiografica, pratica militante e costruzione di una memoria collettiva femminista.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


