Giuseppe Dessì (Cagliari, 1909 - Roma, 1977) fu uno scrittore moderno. Fu moderno nell’approccio demologico e antropologico, nel relativismo prospettico e conoscitivo (straordinario antidoto contro ogni esclusivismo ed etnocentrismo) – che egli sperimenta come migliore dimostrazione della problematicità (se non talvolta impossibilità) gnoseologica, spesso sconfinante nell’incomunicabilità – nel rinnovato rapporto fra soggetto e oggetto, fra individuo e realtà, nel rapporto tra tempo fisico e tempo interiore, nell’analisi dell’inconscio e subconscio, nella riduzione fenomenologica attuata attraverso la coscienza dei personaggi. Grande è il significato che nella generale poetica dello scrittore assume la temporalità intesa bergsonianamente come durata soggettiva, misura del vissuto e del percorso esperienziale dell’io, come rapporto imperfetto e non speculare tra tempo interiore e tempo fisico (l’oggetto si dà per il soggetto conoscente che lo intenziona nella sua coscienza). Il flusso memoriale anche se non propriamente coscienziale diventa scandaglio conoscitivo di universi ontologici, ricerca problematica di storie parallele, verticali e concentriche, verso verità spesso rinviate e rimandate all’infinito. La Sardegna è il correlativo oggettivo, l’equivalente emotivo del pensiero, di uno stato d’animo, di una condizione esistenziale; essa diviene, come per molti artisti sardi, il suo universale concreto. La scrittura creativa di Dessì è fatta di monadi, frammenti, di unità narrative autonome, di storie inizialmente e apparentemente distanti tra loro, che a un certo punto si ritrovano e si intrecciano dando vita a un sistema più grande, la cui identità è data dal contributo delle singole parti simbioticamente combinate. Nella rappresentazione letteraria dell’Isola la realtà si scompone e ricompone in un continuo ed elegante gioco di rimandi e di verità differite. Il policentrismo delle sue opere e la polifonia, discorsiva e prospettica, sono nient’altro che il risultato di questa articolazione, anche strutturale, che si fa unità, cifra di uno stile, connotatum poetico. Ogni elemento può essere centro e nel contempo periferia, dipende dal punto di vista. Questa interscambiabilità segnica e crono-topica investe esistenti ed eventi, nomi di personaggi e di luoghi, pragmatiche e profondità ontologiche. San Silvano, Sigalesa, Cuadu, Ruinalta, Norbio si traducono Biddaxidru. Villacidro e lo sfondo non neutrale della Sardegna e della sua storia rappresentano l’universale concreto, il centro dal quale si può e si deve raccontare al mondo la «dolorosa fatica del vivere» e l’epica del quotidiano di un’umanità mal fatata.

«Quella è la mia patria. È là che sono nato». La personalità e l’opera di Giuseppe Dessì / Manca, Dino Gesuino. - 1:(2022), pp. 1-97.

«Quella è la mia patria. È là che sono nato». La personalità e l’opera di Giuseppe Dessì

Dino Manca
2022-01-01

Abstract

Giuseppe Dessì (Cagliari, 1909 - Roma, 1977) fu uno scrittore moderno. Fu moderno nell’approccio demologico e antropologico, nel relativismo prospettico e conoscitivo (straordinario antidoto contro ogni esclusivismo ed etnocentrismo) – che egli sperimenta come migliore dimostrazione della problematicità (se non talvolta impossibilità) gnoseologica, spesso sconfinante nell’incomunicabilità – nel rinnovato rapporto fra soggetto e oggetto, fra individuo e realtà, nel rapporto tra tempo fisico e tempo interiore, nell’analisi dell’inconscio e subconscio, nella riduzione fenomenologica attuata attraverso la coscienza dei personaggi. Grande è il significato che nella generale poetica dello scrittore assume la temporalità intesa bergsonianamente come durata soggettiva, misura del vissuto e del percorso esperienziale dell’io, come rapporto imperfetto e non speculare tra tempo interiore e tempo fisico (l’oggetto si dà per il soggetto conoscente che lo intenziona nella sua coscienza). Il flusso memoriale anche se non propriamente coscienziale diventa scandaglio conoscitivo di universi ontologici, ricerca problematica di storie parallele, verticali e concentriche, verso verità spesso rinviate e rimandate all’infinito. La Sardegna è il correlativo oggettivo, l’equivalente emotivo del pensiero, di uno stato d’animo, di una condizione esistenziale; essa diviene, come per molti artisti sardi, il suo universale concreto. La scrittura creativa di Dessì è fatta di monadi, frammenti, di unità narrative autonome, di storie inizialmente e apparentemente distanti tra loro, che a un certo punto si ritrovano e si intrecciano dando vita a un sistema più grande, la cui identità è data dal contributo delle singole parti simbioticamente combinate. Nella rappresentazione letteraria dell’Isola la realtà si scompone e ricompone in un continuo ed elegante gioco di rimandi e di verità differite. Il policentrismo delle sue opere e la polifonia, discorsiva e prospettica, sono nient’altro che il risultato di questa articolazione, anche strutturale, che si fa unità, cifra di uno stile, connotatum poetico. Ogni elemento può essere centro e nel contempo periferia, dipende dal punto di vista. Questa interscambiabilità segnica e crono-topica investe esistenti ed eventi, nomi di personaggi e di luoghi, pragmatiche e profondità ontologiche. San Silvano, Sigalesa, Cuadu, Ruinalta, Norbio si traducono Biddaxidru. Villacidro e lo sfondo non neutrale della Sardegna e della sua storia rappresentano l’universale concreto, il centro dal quale si può e si deve raccontare al mondo la «dolorosa fatica del vivere» e l’epica del quotidiano di un’umanità mal fatata.
978-88-6025-573-0
«Quella è la mia patria. È là che sono nato». La personalità e l’opera di Giuseppe Dessì / Manca, Dino Gesuino. - 1:(2022), pp. 1-97.
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