La Sardegna è sempre incrisi, tutte le sere il progresso è dietro l'angolo, tutte le mattine non c'è ancora. Sono i misteri della transizione (dai modelli di vita rurali a quelli urbani, dall'agricoltura all'industria, dai monti al mare etc.) intorno a cui si esercitano da sempre, secondo meccanismi ormai tanto ripetitivi da essere rituali, molti intellettuali, dipendenti o autonomisti, molte forze politiche, grandi e piccole, dell'isola. Chi scrive questo libro vuole proporre, sulla base di una serie di ricerche di settore di cui si pubblicano i risultati una idea diversa: la Sardegna oggi sta in equilibrio, il suo sviluppo conteneva già in sé l'esigenza dei propri freni, è il suo stare nell'economia-mondo euro-mediterranea a creare la situazione attuale, che non è di transito, ma stabile, anche se di una stabilità fatta di contrasti, di difficoltà, di miserie, ma anche di arricchimenti, di crescita culturale, di nuove sapienze e di nuove figure sociali, spesso, contemporaneamente, vecchie e nuove.Davanti a una situazione stabile non si può intervenire negli stessi termini imposti da una realtà in movimento, da un treno che passa e magari rallenta. Non si può aspettare, che è quello che fanno tutti, ma bisogna decidere. Per questo una ipotesi del genere non è solo scientificamente ma politicamente importante, e se corrode equilibri prestabiliti è un bene, d'altra parte agli autori di questo libro, è già successo altre volte.

Lo Sviluppo che si doveva fermare: saggi e ricerche sulla Sardegna post-agricola e post-industriale; a cura di Marcello Lelli, con un saggio di Alberto Merler, prefazione di Mario A. Toscano / Dettori, Maria Francesca; Fiori, Alessandro; Mazzette, Antonietta; Sias, Gian Franco; Merler, Alberto. - 3:(1983), p. 320.

Lo Sviluppo che si doveva fermare: saggi e ricerche sulla Sardegna post-agricola e post-industriale; a cura di Marcello Lelli, con un saggio di Alberto Merler, prefazione di Mario A. Toscano

Dettori, Maria Francesca;Fiori, Alessandro;Mazzette, Antonietta;Sias, Gian Franco;Merler, Alberto;Fadda, Antonio;
1983

Abstract

La Sardegna è sempre incrisi, tutte le sere il progresso è dietro l'angolo, tutte le mattine non c'è ancora. Sono i misteri della transizione (dai modelli di vita rurali a quelli urbani, dall'agricoltura all'industria, dai monti al mare etc.) intorno a cui si esercitano da sempre, secondo meccanismi ormai tanto ripetitivi da essere rituali, molti intellettuali, dipendenti o autonomisti, molte forze politiche, grandi e piccole, dell'isola. Chi scrive questo libro vuole proporre, sulla base di una serie di ricerche di settore di cui si pubblicano i risultati una idea diversa: la Sardegna oggi sta in equilibrio, il suo sviluppo conteneva già in sé l'esigenza dei propri freni, è il suo stare nell'economia-mondo euro-mediterranea a creare la situazione attuale, che non è di transito, ma stabile, anche se di una stabilità fatta di contrasti, di difficoltà, di miserie, ma anche di arricchimenti, di crescita culturale, di nuove sapienze e di nuove figure sociali, spesso, contemporaneamente, vecchie e nuove.Davanti a una situazione stabile non si può intervenire negli stessi termini imposti da una realtà in movimento, da un treno che passa e magari rallenta. Non si può aspettare, che è quello che fanno tutti, ma bisogna decidere. Per questo una ipotesi del genere non è solo scientificamente ma politicamente importante, e se corrode equilibri prestabiliti è un bene, d'altra parte agli autori di questo libro, è già successo altre volte.
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