Una determinata realtà sociale talvolta viene considerata statica, priva di potenzialità, arretratasolo perché cosi è più comodo. E' più comoda da studiare, perché ogni atteggiamento preconcetto può essere assunto come dato scientifico. Ma è, soprattutto più comoda da "gestire", perché ogni scompenso, ogni ritardo, è attribuibile serenamente a fattori costituzionali della società stessa. Da Banfield in poi una "società statica" è sempre colpevole: tanto per i suoi mali, quanto dei mali delle "aree più sviluppate". Ma questa idea di staticità e di arretratezza può e deve essere rivista. In questo libro si propone un aspetto particolare del vivere sociale, il rapportarsi del cittadino al diritto e alle istituzioni, come chiave di lettura di un processo generale di mutamento, come indice di una dinamicità che supera le previsioni e le apparenze. Si tratta di un processo discontinuo e non lineare, in cui le categorie di moderno e tradizionale mostrano la loro ineguatezza. Gli stessi riferimenti concettuali ad un "prima" e ad un "dopo" non sono più tanto sicuri, cosi come nel disegno di Escher non si capisce bene qual è il sopra e quale il sotto. Il quadro che emerge è quello di una regione, la Sardegna, in cui le "permanenze" possono essere lette in realtà come "anticipazioni" e il passato e il presente si intersecano per formare una realtà dinamica, la cui problematicità, per essere fattivamente risolta, non necessita tanto di definizioni di specificità, quanto di essere riportata all'interno della problematica generale del nostro tempo.

Il Diritto partecipato: forme di conoscenza sociologica di una "regione sociale"4:(1990), p. 227.

Il Diritto partecipato: forme di conoscenza sociologica di una "regione sociale"

Fadda, Antonio
1990

Abstract

Una determinata realtà sociale talvolta viene considerata statica, priva di potenzialità, arretratasolo perché cosi è più comodo. E' più comoda da studiare, perché ogni atteggiamento preconcetto può essere assunto come dato scientifico. Ma è, soprattutto più comoda da "gestire", perché ogni scompenso, ogni ritardo, è attribuibile serenamente a fattori costituzionali della società stessa. Da Banfield in poi una "società statica" è sempre colpevole: tanto per i suoi mali, quanto dei mali delle "aree più sviluppate". Ma questa idea di staticità e di arretratezza può e deve essere rivista. In questo libro si propone un aspetto particolare del vivere sociale, il rapportarsi del cittadino al diritto e alle istituzioni, come chiave di lettura di un processo generale di mutamento, come indice di una dinamicità che supera le previsioni e le apparenze. Si tratta di un processo discontinuo e non lineare, in cui le categorie di moderno e tradizionale mostrano la loro ineguatezza. Gli stessi riferimenti concettuali ad un "prima" e ad un "dopo" non sono più tanto sicuri, cosi come nel disegno di Escher non si capisce bene qual è il sopra e quale il sotto. Il quadro che emerge è quello di una regione, la Sardegna, in cui le "permanenze" possono essere lette in realtà come "anticipazioni" e il passato e il presente si intersecano per formare una realtà dinamica, la cui problematicità, per essere fattivamente risolta, non necessita tanto di definizioni di specificità, quanto di essere riportata all'interno della problematica generale del nostro tempo.
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