In questi ultimi decenni nel territorio sardo dell’Alta Gallura si stanno delineando nuove modalità di abitare che interessano territori dominati dalla natura e dal silenzio e che delineano l’emergere di nuove forme di urbanità. Si tratta di uno sciame di uomini e donne arrivati da lontano, spesso dalle metropoli implose ed esplose che non riescono a dare più risposte ai bisogni profondi dell’uomo, e che decidono di abitare per lunghi periodi dell’anno o di trasferirsi in queste terre, riutilizzando in molti casi vecchi stazzi abbandonati immersi nella campagna. In molti casi abbiamo a che fare con professionisti o artisti, che grazie alla telematica possono permettersi di lavorare dalla propria abitazione; in altri di persone che scelgono, invece, di avviare attività imprenditoriali legati al turismo ecologico e all’accoglienza, alla cultura del cibo; talvolta di pensionati che decidono di trascorrere in queste terre di buio e di silenzio, l’ultimo periodo della loro esistenza. Quasi sempre si tratta di uomini urbani ammalati di velocità, che si muovono per andare alla ricerca di un luogo nuovo in cui ancorare la propria esistenza. Li muove un bisogno profondo di natura, di silenzio, un desiderio di ristabilire rapporti più autentici con l’altro. Arrivano qui e scoprono che c’è qualcosa di importante che li interpella: un'altra qualità della vita, un modo diverso di essere insieme, di concepire la vita e la morte, di stabilire un diverso rapporto con la natura. Sono proprio questi elementi a convincerli a stabilirsi in questo territorio e ad indurli a sperimentare forme del costruire, pratiche di vita e di lavoro innovative pensate in più stretta armonia con gli ambienti storici e naturali, ma sempre in stretto rapporto con il mondo. Si tratta di uno sciame ancora per molti versi impercettibile nei suoi movimenti, ma non per questo meno significativo, che si riappropria sottotraccia in modalità inedite, proprio per rispondere alle urgenze del presente, di ‘perle territoriali’, che credevamo dimenticate. Il saggio, nel rendere conto, di alcune testimonianze significative raccolte attraverso interviste in profondità, intende avviare una riflessione su come queste nuove modalità di abitare la natura, rivelino una modalità di abitare non neo rurale, ma transcalare e urbana, secondo l’accezione lefebvriana del termine. E intende porre l’accento su come sia possibile leggere questi esempi in filigrana come possibili profezie di una storia in divenire. Indizi che possono costituire dei materiali preziosi per immaginare inedite forme di urbanità, non coincidenti con il modello di città delimitata e circoscritta. Una forma di urbanità polifonica, e in cui i territori “vuoti” assumono una inedita centralità.

Verso una città natura: muove modalità di abitare nel territorio della Gallura / Decandia, Lidia. - 7:(2021), pp. 47-52. [10.53143/PLM.C.721]

Verso una città natura: muove modalità di abitare nel territorio della Gallura

Decandia Lidia
2021

Abstract

In questi ultimi decenni nel territorio sardo dell’Alta Gallura si stanno delineando nuove modalità di abitare che interessano territori dominati dalla natura e dal silenzio e che delineano l’emergere di nuove forme di urbanità. Si tratta di uno sciame di uomini e donne arrivati da lontano, spesso dalle metropoli implose ed esplose che non riescono a dare più risposte ai bisogni profondi dell’uomo, e che decidono di abitare per lunghi periodi dell’anno o di trasferirsi in queste terre, riutilizzando in molti casi vecchi stazzi abbandonati immersi nella campagna. In molti casi abbiamo a che fare con professionisti o artisti, che grazie alla telematica possono permettersi di lavorare dalla propria abitazione; in altri di persone che scelgono, invece, di avviare attività imprenditoriali legati al turismo ecologico e all’accoglienza, alla cultura del cibo; talvolta di pensionati che decidono di trascorrere in queste terre di buio e di silenzio, l’ultimo periodo della loro esistenza. Quasi sempre si tratta di uomini urbani ammalati di velocità, che si muovono per andare alla ricerca di un luogo nuovo in cui ancorare la propria esistenza. Li muove un bisogno profondo di natura, di silenzio, un desiderio di ristabilire rapporti più autentici con l’altro. Arrivano qui e scoprono che c’è qualcosa di importante che li interpella: un'altra qualità della vita, un modo diverso di essere insieme, di concepire la vita e la morte, di stabilire un diverso rapporto con la natura. Sono proprio questi elementi a convincerli a stabilirsi in questo territorio e ad indurli a sperimentare forme del costruire, pratiche di vita e di lavoro innovative pensate in più stretta armonia con gli ambienti storici e naturali, ma sempre in stretto rapporto con il mondo. Si tratta di uno sciame ancora per molti versi impercettibile nei suoi movimenti, ma non per questo meno significativo, che si riappropria sottotraccia in modalità inedite, proprio per rispondere alle urgenze del presente, di ‘perle territoriali’, che credevamo dimenticate. Il saggio, nel rendere conto, di alcune testimonianze significative raccolte attraverso interviste in profondità, intende avviare una riflessione su come queste nuove modalità di abitare la natura, rivelino una modalità di abitare non neo rurale, ma transcalare e urbana, secondo l’accezione lefebvriana del termine. E intende porre l’accento su come sia possibile leggere questi esempi in filigrana come possibili profezie di una storia in divenire. Indizi che possono costituire dei materiali preziosi per immaginare inedite forme di urbanità, non coincidenti con il modello di città delimitata e circoscritta. Una forma di urbanità polifonica, e in cui i territori “vuoti” assumono una inedita centralità.
9788899237349
Verso una città natura: muove modalità di abitare nel territorio della Gallura / Decandia, Lidia. - 7:(2021), pp. 47-52. [10.53143/PLM.C.721]
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