Il saggio, alla luce del complesso processo di riorganizzazione economico-socio-spaziale di scala planetaria che sta profondamente mutando i nostri modi di concepire l’urbano, intende problematizzare la stessa nozione di paesaggio rurale. Lo fa ricostruendo quel processo, complesso e contraddittorio, che ha avuto origine con l’industrializzazione capitalistica e che si è sviluppato, nel contesto italiano, soprattutto a partire dagli anni Sessanta con il passaggio dalla società industriale a quella del consumo. Nel ripercorrere i passaggi salienti che hanno portato a quella che Lefebvre definisce una vera e propria Rivoluzione urbana, mette in luce come da un lato questa trasformazione abbia portato ad una scomparsa della civiltà contadina e ad una subordinazione della città sulla campagna e dall’altra abbia innescato un processo di estetizzazione e di banalizzazione dei paesaggi rurali, determinato dalla nostalgia per quei mondi perduti. Nell’analizzare questo doppio movimento l’autrice, calandosi nelle crepe prodotte da questo ambiguo processo di urbanizzazione, intravede tuttavia alcuni piccoli, ma significativi segnali che sembrano rivelare una nuova attenzione per questi territori, un tempo localizzati in un altrove simbolico rispetto alla città. Si tratta di una particolare forma di ritorno alla terra che restituisce una nuova centralità a queste aree un tempo marginalizzate, aprendo per esse inediti orizzonti di futuro.

Quale paesaggio rurale dopo la rivoluzione urbana / Decandia, L.. - 1862.207:(2018), pp. 97-108.

Quale paesaggio rurale dopo la rivoluzione urbana

Decandia L.
2018

Abstract

Il saggio, alla luce del complesso processo di riorganizzazione economico-socio-spaziale di scala planetaria che sta profondamente mutando i nostri modi di concepire l’urbano, intende problematizzare la stessa nozione di paesaggio rurale. Lo fa ricostruendo quel processo, complesso e contraddittorio, che ha avuto origine con l’industrializzazione capitalistica e che si è sviluppato, nel contesto italiano, soprattutto a partire dagli anni Sessanta con il passaggio dalla società industriale a quella del consumo. Nel ripercorrere i passaggi salienti che hanno portato a quella che Lefebvre definisce una vera e propria Rivoluzione urbana, mette in luce come da un lato questa trasformazione abbia portato ad una scomparsa della civiltà contadina e ad una subordinazione della città sulla campagna e dall’altra abbia innescato un processo di estetizzazione e di banalizzazione dei paesaggi rurali, determinato dalla nostalgia per quei mondi perduti. Nell’analizzare questo doppio movimento l’autrice, calandosi nelle crepe prodotte da questo ambiguo processo di urbanizzazione, intravede tuttavia alcuni piccoli, ma significativi segnali che sembrano rivelare una nuova attenzione per questi territori, un tempo localizzati in un altrove simbolico rispetto alla città. Si tratta di una particolare forma di ritorno alla terra che restituisce una nuova centralità a queste aree un tempo marginalizzate, aprendo per esse inediti orizzonti di futuro.
9788891767448
Quale paesaggio rurale dopo la rivoluzione urbana / Decandia, L.. - 1862.207:(2018), pp. 97-108.
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