Il colloquio tra Moro e Brandt che, sollecitato dal primo, ebbe luogo a Bonn nell’aprile del 1974 fu drammatico nella sostanza, come le minute pubblicate nella raccolta ufficiale tedesca lasciano intuire in modo indiretto ma abbastanza chiaro. Preceduto all’inizio dell’anno da dichiarazioni d’intenti impegnative del recentemente costituito Consiglio europeo in sede di cooperazione politica quanto all’iniziativa comune per l’estensione al Mediterraneo del processo di distensione secondo i princìpi e i metodi della CSCE, e dalle larghe convergenze sui princìpi di politica estera che si andavano sviluppando tra i partiti italiani dell’arco costituzionale, quel colloquio sembra avere rappresentato, da parte di Moro, un estremo tentativo di rivitalizzare le prime e di rafforzare i secondi dopo i passi indietro seguiti alla Conferenza di Washington sull’energia tenuta nel mese di febbraio e la connessa erosione dei margini di iniziativa autonoma dell’Europa. Ciò che si rifletteva in modo significativo in quel momento e in quel contesto era il notevole investimento di aspettative legate alla nuova politica di Bonn da parte di tutti coloro che lavoravano a un rafforzamento del sistema politico democratico italiano sulla base di un più largo consenso nazionale di fondo, oltre i limiti e i vincoli imposti dalla logica della guerra fredda. Altrettanto, vi si riflettevano le attese circa l’esercizio di una funzione propulsiva oltreché stabilizzatrice da parte dell’economia della RFG in relazione con le eccezionali difficoltà provocate dalla crisi finanziaria mondiale, dallo shock energetico e (per quanto riguardava specificamente l’Italia) gli urgenti problemi monetari e di bilancia dei pagamenti connessi anche con la sua crisi sociale interna. Nello stesso tempo, il colloquio Moro-Brandt dell’aprile del 1974 ebbe un senso che l’imminente crisi di governo a Bonn innescata dall’affare Guillaume stava per portare alla luce: vale a dire, che la spinta propulsiva della nuova politica di Bonn aveva già cominciato ad esaurirsi per effetto di dinamiche politiche interne alla RFT.

Moro, Brandt, e la cooperazione politica europea (CPE) nella crisi mondiale degli anni settanta / D'AGATA R. - (In corso di stampa). ((Intervento presentato al convegno Studiale Aldo Moro per capire l'Italia tenutosi a Roma nel 9-13 maggio 2013.

Moro, Brandt, e la cooperazione politica europea (CPE) nella crisi mondiale degli anni settanta

D'AGATA, Raffaele
In corso di stampa

Abstract

Il colloquio tra Moro e Brandt che, sollecitato dal primo, ebbe luogo a Bonn nell’aprile del 1974 fu drammatico nella sostanza, come le minute pubblicate nella raccolta ufficiale tedesca lasciano intuire in modo indiretto ma abbastanza chiaro. Preceduto all’inizio dell’anno da dichiarazioni d’intenti impegnative del recentemente costituito Consiglio europeo in sede di cooperazione politica quanto all’iniziativa comune per l’estensione al Mediterraneo del processo di distensione secondo i princìpi e i metodi della CSCE, e dalle larghe convergenze sui princìpi di politica estera che si andavano sviluppando tra i partiti italiani dell’arco costituzionale, quel colloquio sembra avere rappresentato, da parte di Moro, un estremo tentativo di rivitalizzare le prime e di rafforzare i secondi dopo i passi indietro seguiti alla Conferenza di Washington sull’energia tenuta nel mese di febbraio e la connessa erosione dei margini di iniziativa autonoma dell’Europa. Ciò che si rifletteva in modo significativo in quel momento e in quel contesto era il notevole investimento di aspettative legate alla nuova politica di Bonn da parte di tutti coloro che lavoravano a un rafforzamento del sistema politico democratico italiano sulla base di un più largo consenso nazionale di fondo, oltre i limiti e i vincoli imposti dalla logica della guerra fredda. Altrettanto, vi si riflettevano le attese circa l’esercizio di una funzione propulsiva oltreché stabilizzatrice da parte dell’economia della RFG in relazione con le eccezionali difficoltà provocate dalla crisi finanziaria mondiale, dallo shock energetico e (per quanto riguardava specificamente l’Italia) gli urgenti problemi monetari e di bilancia dei pagamenti connessi anche con la sua crisi sociale interna. Nello stesso tempo, il colloquio Moro-Brandt dell’aprile del 1974 ebbe un senso che l’imminente crisi di governo a Bonn innescata dall’affare Guillaume stava per portare alla luce: vale a dire, che la spinta propulsiva della nuova politica di Bonn aveva già cominciato ad esaurirsi per effetto di dinamiche politiche interne alla RFT.
978-88-49841978
Moro, Brandt, e la cooperazione politica europea (CPE) nella crisi mondiale degli anni settanta / D'AGATA R. - (In corso di stampa). ((Intervento presentato al convegno Studiale Aldo Moro per capire l'Italia tenutosi a Roma nel 9-13 maggio 2013.
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